domenica 21 dicembre 2014

Delle relazioni lisce e rugose

Non so dove nè quando il Barone von Kraphen abbia appreso la teoria delle relazioni lisce e rugose. Mi sono spesso chiesto se non ne fosse lui stesso l'autore e non potrei confermarlo ne escluderlo con certezza. Si animava di un entusiasmo differente quando gli si presentava, più o meno casualmente, la possibilità di esporla ancora una volta. Una delle peculiarità più affascinanti di quell'uomo era proprio la sua capacità di destare sistematicamente attenzione empatica nel suo interlocutore, a prescindere da chi questi fosse, dal tempo e dallo spazio. Si espandeva, così, quel profumo di cibo succulento appena servito, che attiva mediante meccanismi concreti e metafisici, senso della fame e fisiologica salivazione. Gli occhi del Barone von Kraphen si illuminavano di una luce mai vista e le sue labbra assumevano la conformazione del sorriso appena accennato: era come se si generasse una sinapsi del benessere fra i circuiti neuronali di quell'uomo, che dunque lasciava fluire le parole come carezze sulla pelle.
" Gli incontri fra gli esseri umani sono spesso scanditi da formule predefinite. Mediante l'esperienza ed in base al contesto particolare in cui si realizzano, si ricorre ad algoritmi differenti, ma sempre il contatto iniziale richiede un saluto o un cenno di saluto ed una domanda. Già nell'istante in cui si concretizza il contatto è possibile definire se l'interazione che si intende, o si è inteso, intraprendere, appartenga alla categoria delle relazioni lisce o rugose. Alla domanda "come stai ?", dunque, è possibile ottenere risposte delle più varie e variopinte, in alcuni casi nessuna. In verità sembra che l'unica possibile sia una e la stessa: "bene", ma questo non è certo. Secondo l'interpretazione soggettiva del significato che si vuole associare a questa parola si da avvio ad una relazione di tipo liscio o rugoso. In tal senso è evidente il privilegio di cui possiamo godere noi medici. Al netto di approssimazioni iniziali legate alla potenza dell'algoritmo già descritto, i pazienti tendono a fornire indicazioni più precise rispetto al proprio stato. Questo ultimo aspetto è uno dei più rilevanti se si vuole capire perché il rapporto medico-paziente appartiene, nella stragrande maggioranza dei casi, alla categoria delle relazioni rugose. Queste ultime implicano un soppesare di sensazioni ed emozioni che vengono trasferite tra gli interlocutori attraverso la comunicazione verbale e non verbale, attiva e passiva. Ci si ferisce, ci si allevia, ci si consola, ci si ignora, ci si ascolta, in un continuo passaggio di energia emozionale fra le parti. Non sempre è facile gestire il peso di una relazione rugosa ed è anche per tale ragione queste possono talvolta avere effetti tanto catastrofici come provvidenziali sugli interlocutori. Esiste una particolare predisposizione e tendenza di ciascuno ad intraprendere relazioni di tipo rugoso o liscio, ma non di meno esistono condizioni circostanziali che possono indurre a preferire un tipo o un altro di interazione. In quanto alle relazioni lisce, non si tratta solo di un tipo di contatto che si definirebbe, forse impropriamente, superficiale. In verità ciò che le caratterizza, è invece, l'assenza o la scarsa implicazione emozionale nel contatto. Vale la pena costatare ed ammettere l'esistenza di un tipo di medicina che privilegia maggiormente quest'ultimo tipo di relazione, anche in virtù della necessità di adeguarsi ai differenti profili di paziente. Non è possibile, direi, indicare, fra i due, quale sia il migliore degli approcci, sostanzialmente perché la cosa non avrebbe senso. Si tratta semplicemente di due modalità differenti, ognuna con caratteristiche definite e concrete peculiarità, che pure possono cambiare in base al contesto. 
Impara a gestire le une e le altre, amico mio e vedrai che finalmente riuscirai a vedere le infinite sfumature di azzurro e di grigio che caratterizzano il colore del cielo."

lunedì 1 dicembre 2014

Sapevo che avrei ben presto incontrato, ancora una volta, sulla mia strada il Barone Von Kraphen, con quel suo strano cappello e i suoi baffi grigiastri. Forse fu proprio il benessere legato a tale certezza a spingermi a calcolare una rotta alquanto bizzarra per quello che si sarebbe rivelato un viaggio senza precedenti. Ho sempre adorato viaggiare in mare, da tempi immemorabili. Ricordo che, da bambino, un giorno mi condussero su una strana imbarcazione che, mi spiegarono, era capace di volare; o almeno ciò intuii, visto che avremmo raggiunto l'isola di Capri in aliscafo, dal Molo Beverello. Non avevo mai sentito quella strana parola e, in effetti, devo ammettere che dopo quella prima volta non ci furono altre occasioni per salire a bordo della barca volante. Ricordo che fu emozionante e che rimasi tutto il tempo in attesa del momento in cui il mio corpo avrebbe percepito la straordinaria sensazione di volare. All'arrivo pensai che ero ancora troppo piccolo per poter capire cosa volesse dire esattamente decollare. Avevo appena 5 anni, se non erro... così non arrivai mai a percepire l'entità dell'inganno e realizzare di essere caduto in un grande e imbarazzante equivoco. Ancora oggi, evidentemente, non saprei dire se l'aliscafo sia davvero un mezzo in grano di volare, ed in effetti ai fini di questa storia, tutto ciò potrebbe rappresentare un dettaglio davvero irrilevante.
Mi imbarcai intorno alle 22, ma la nave non prese il largo prima dell'alba. Il viaggio cominciava con un ritardo di circa 6 ore, il che sconvolgeva solo in minima parte i miei piani. Disponevo di 4 giorni per raggiungere l'aeroporto in cui avrei incontrato il Barone. Non c'era fretta alcuna. Non di meno,  avevo voglia di vivere a pieno ogni singolo istante di quell'attesa perché nell'attesa si cela spesso l'essenza del benessere, la felicità... che in fondo non è altro che l'insieme degli istanti che ci separano dall'afferrare un'idea che stiamo ricercando con grande bramosia. La nave era enorme, ma i passeggeri erano pochi. Anche per questa ragione ebbi la possibilità di occupare con il mio zaino uno dei divani più comodi del ponte 9. Nonostante mi fossi cullato nell'illusione di trascorrere una notte tranquilla su un comodo giaciglio, in realtà il mare alto e la scomodità insita in qualsiasi ristoro di nuova occupazione, corrosero la mia schiena come la salsedine i cancelli delle villette affacciate sulla spiaggia. Arrivai a destinazione con una strana sensazione di vertigine mista a nausea e mi sentivo come se avessi ancora una viscida gelatina sotto i piedi. Passarono alcune ore prima di riuscire a riabituarmi alla solidità del suolo. A tratti mi sembrava di stare lì lì per cadere a terra come una pera matura da un albero. Conobbi tre personaggi davvero simpatici durante la traversata. Tre camionisti murciani, uno si chiamava Paco, che trasportavano beni alimentari dalla Spagna all'Italia e viceversa. Gente piacevole e di grande compagnia, che in men che non si dica iniziò a raccontarmi aneddoti e dettagli delle straordinarie storie delle loro vite. 
E così a me sembrava già di sentire la voce del Barone Von Kraphen...

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L'ultima danza

  La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole...