Non so dove nè quando il Barone von Kraphen abbia appreso la teoria delle relazioni lisce e rugose. Mi sono spesso chiesto se non ne fosse lui stesso l'autore e non potrei confermarlo ne escluderlo con certezza. Si animava di un entusiasmo differente quando gli si presentava, più o meno casualmente, la possibilità di esporla ancora una volta. Una delle peculiarità più affascinanti di quell'uomo era proprio la sua capacità di destare sistematicamente attenzione empatica nel suo interlocutore, a prescindere da chi questi fosse, dal tempo e dallo spazio. Si espandeva, così, quel profumo di cibo succulento appena servito, che attiva mediante meccanismi concreti e metafisici, senso della fame e fisiologica salivazione. Gli occhi del Barone von Kraphen si illuminavano di una luce mai vista e le sue labbra assumevano la conformazione del sorriso appena accennato: era come se si generasse una sinapsi del benessere fra i circuiti neuronali di quell'uomo, che dunque lasciava fluire le parole come carezze sulla pelle.
" Gli incontri fra gli esseri umani sono spesso scanditi da formule predefinite. Mediante l'esperienza ed in base al contesto particolare in cui si realizzano, si ricorre ad algoritmi differenti, ma sempre il contatto iniziale richiede un saluto o un cenno di saluto ed una domanda. Già nell'istante in cui si concretizza il contatto è possibile definire se l'interazione che si intende, o si è inteso, intraprendere, appartenga alla categoria delle relazioni lisce o rugose. Alla domanda "come stai ?", dunque, è possibile ottenere risposte delle più varie e variopinte, in alcuni casi nessuna. In verità sembra che l'unica possibile sia una e la stessa: "bene", ma questo non è certo. Secondo l'interpretazione soggettiva del significato che si vuole associare a questa parola si da avvio ad una relazione di tipo liscio o rugoso. In tal senso è evidente il privilegio di cui possiamo godere noi medici. Al netto di approssimazioni iniziali legate alla potenza dell'algoritmo già descritto, i pazienti tendono a fornire indicazioni più precise rispetto al proprio stato. Questo ultimo aspetto è uno dei più rilevanti se si vuole capire perché il rapporto medico-paziente appartiene, nella stragrande maggioranza dei casi, alla categoria delle relazioni rugose. Queste ultime implicano un soppesare di sensazioni ed emozioni che vengono trasferite tra gli interlocutori attraverso la comunicazione verbale e non verbale, attiva e passiva. Ci si ferisce, ci si allevia, ci si consola, ci si ignora, ci si ascolta, in un continuo passaggio di energia emozionale fra le parti. Non sempre è facile gestire il peso di una relazione rugosa ed è anche per tale ragione queste possono talvolta avere effetti tanto catastrofici come provvidenziali sugli interlocutori. Esiste una particolare predisposizione e tendenza di ciascuno ad intraprendere relazioni di tipo rugoso o liscio, ma non di meno esistono condizioni circostanziali che possono indurre a preferire un tipo o un altro di interazione. In quanto alle relazioni lisce, non si tratta solo di un tipo di contatto che si definirebbe, forse impropriamente, superficiale. In verità ciò che le caratterizza, è invece, l'assenza o la scarsa implicazione emozionale nel contatto. Vale la pena costatare ed ammettere l'esistenza di un tipo di medicina che privilegia maggiormente quest'ultimo tipo di relazione, anche in virtù della necessità di adeguarsi ai differenti profili di paziente. Non è possibile, direi, indicare, fra i due, quale sia il migliore degli approcci, sostanzialmente perché la cosa non avrebbe senso. Si tratta semplicemente di due modalità differenti, ognuna con caratteristiche definite e concrete peculiarità, che pure possono cambiare in base al contesto.
Impara a gestire le une e le altre, amico mio e vedrai che finalmente riuscirai a vedere le infinite sfumature di azzurro e di grigio che caratterizzano il colore del cielo."