Lo dice anche Monicelli... che di sicuro la sa più lunga di me: "L'Italia di oggi è una barca alla deriva, dominata dal pensiero unico." Il motivo per cui ultimamente spendo così tante energie nel tentativo di denunciare la condizione politica e sociale in cui mi trovo è molto semplice. Temo che sia in atto una trasvalutazione dei valori tra le più ottuse: la patologia viene considerata normalità e viceversa. L'intensità dei suoni viene percepita secondo logiche astruse e prive di ogni schema consequenziale... detto in altri termini, infastidisce il fruscio del vento mentre alletta la polifonia di una suoneria. Opporsi alle inversioni di rotta non è certo semplice e, forse, nemmeno necessario... il relativismo che tanto mi attrae e che esalto senza remore consiste proprio nell'accettare il diverso in quanto tale. La prima forma di intolleranza è quella nei confronti degli intolleranti, quindi non sarà di certo questa una crociata contro l'Italia delle veline e dei calciatori. Mi limito, allora, a riflettere su quello che mi accade intorno, cercando un senso in ciò che almeno superficialmente sembra non averne.
Un esempio.
Cronaca: 30 agosto 2008."Tre militanti di sinistra aggrediti da estremisti di destra". Giovanni Alemanno, sindaco di Roma, politico che personalmente non stimo, esprime solidarietà nei confronti delle vittime. Il Pd manifesta una decisa condanna. Il solito algoritmo che si ripete tutte le volte che si verificano episodi di questo genere. Sembra quasi che orm
ai di fronte a pestaggi di chiara matrice politica l'unica arma a disposizione delle autorità sia una dichiarazione ufficiale di condanna, dai toni solenni e altisonanti. Eppure in questi casi la parolina magica non viene pronunciata: "la questione della sicurezza dei cittadini "non riguarda i casi in cui ci sono dei ragazzi che tornando a casa vengono pestati da altri ragazzi per motivi di "intolleranza politica". Il tag "sicurezza" si usa solo se si parla di marocchini, algerini, islamici, romeni, albanesi... tutto secondo una logica ben precisa che non lascia spazio a variazioni stilistiche. La notizia resta visibile per qualche ora. Poi un servizio sul lato "B" di qualche nota conduttrice televisiva che si lancia da uno yatch in Sardegna, magari qualche politico leghista ne spara una delle sue... e tutto finisce nell'archivio. Un enorme database di monnezza in cui seppellire tutto ciò che non si sa gestire: come un padre che chiude nello sgabuzzino la figlia piena di brufoli quando entrano in casa i vicini con figlia lampadata e rifatta al seguito.
La stampa dovrebbe avere semplicemente il compito di parlare, eppure spesso tace o sibila suoni poco udibili.
Un esempio.
Cronaca: 30 agosto 2008."Tre militanti di sinistra aggrediti da estremisti di destra". Giovanni Alemanno, sindaco di Roma, politico che personalmente non stimo, esprime solidarietà nei confronti delle vittime. Il Pd manifesta una decisa condanna. Il solito algoritmo che si ripete tutte le volte che si verificano episodi di questo genere. Sembra quasi che orm
La stampa dovrebbe avere semplicemente il compito di parlare, eppure spesso tace o sibila suoni poco udibili.
