domenica 23 ottobre 2022

L'ultima danza

 

La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole ci fossero pezzi della mia vita. Sentivo la mia anima vibrare, ad ogni nota. Non ne capivo bene il perché. Pensavo si trattasse solo di una sensazione legata al piacere, al gusto di quei suoni. Non era la prima volta. Perché amo la musica.

 

Adesso però so che è un’emozione esclusiva, che mi pervade ogni volta. Perché quelle tue parole mi penetrano il cuore e mi riportano alla mente tutte le “ultime danze” di cui sono stato testimone. Faccio fatica a definire dove finisca il sogno e dove inizi la realtà. Mi lascio cullare dalla melodia e trattengo le lacrime, perché mi sembra che non ci sia nessuna ragione per lasciarle andare.

 

Ieri questo sogno mi si è interrotto bruscamente, proprio come temevo sarebbe successo, prima o poi. Non sono riuscito a contenere l'emozione. Mi è capitato ciò che avevo sempre temuto: le lacrime sono cadute dai miei occhi senza poterle controllare, questa volta, dinnanzi a una nuova ultima danza.

 

Il camice bianco mi copriva la pelle, lasciandomi nuda l’anima. Di fronte a me, il volto di quel vecchio solo, e nelle mie orecchie le note della tua canzone. Lo guardavo nei suoi occhi stanchi, tenendolo per mano, mentre la fame d’aria lo divorava. Lo immaginavo come tu me l’avevi descritto, su una panchina, con lo sguardo al cielo, a cercare ragioni per vivere ancora, aspettando la sera.

 

Come in un sogno, quel vecchio era stanco ed io ho provato per qualche istante a mantenerlo legato a questa vita, a questa terra, fino a quando ho capito che il suo volo in realtà era già iniziato. Ed io potevo solo accompagnarlo, in quell’ultima danza.

 

Ero proprio io l’uomo col camice bianco. E li, davanti a me, un vecchio appeso al gambo di un’ultima foglia. Io lo so che non è sparito nel nulla. Se lo è solo ripreso la terra. L’ho visto volare, partire, l’ho accompagnato, come in un sogno. Dormivo e piangevo da sveglio. Fino a quando si è spento.

 

Non è la prima volta che accompagno un’ultima danza. Chi sa quante altre volte dovrò farlo. É un privilegio ed una responsabilità che a volte faccio fatica a sostenere. É duro e dolce.

 

Ad ogni modo, la tua musica sarà sempre li accanto a me. E magari mi renderà un po' più lieve questa missione, che a volte sembra così insormontabile. E invece è sempre estremamente semplice. 



giovedì 6 ottobre 2022

Amen von kraphen.


 

A stento riuscivo a svegliarmi, questa mattina.

Arreso. Incosciente. Tramortito dalla vita. Che consuma ed affanna.

Un sospiro gentile mi ha sfiorato il cuore.

Tolto via la polvere lurida, dall'anima.

ho lavorato nella profonditá degli abissi.

faticato Tra Mille Anni Mille Anni Fa.

sudato,

Strenuamente.

Signorina Mani avanti.

Temevo non fosse rimasto piú niente di me, di quello che ero...

ma poi ho sentito un brivido. e mi ha scaldato il cuore.

Una lacrima. Un pó di gioia, un pó di dolore.

Ora. Eccomi qui.

In piedi.

EccoTi. 

Guardami negli occhi. Se ce la fai.

Io sono un pugile. ma non ho deciso di lottare.

Schivo i colpi.

perché Farsi del male é splendido. 

ed Io non ne faró a te.

E´un lusso che non voglio permettermi.

non so come si fa.

Resteró sempre in piedi.

Finché il mio istinto vitale ce la fará.

E Voi... 

non mi avrete mai come volete, voi.

la vostra violenza non mi toccherá

La mia libertá non é negoziabile.

C'è da farsene una ragione, forse é presto per chiamarlo amore.

ad ogni modo...

Che Dio vi abbia in gloria, se Gli va.

Per me. 

Fottetevi. 

Se vi va.

(Con affetto).

Frá.



mercoledì 28 settembre 2022

Al cor gentile

 Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;

né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura:

ch’adesso con’ fu ’l sole, 

sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti ’l sole;

e prende amore in gentilezza loco
così propïamente
come calore in clarità di foco.

domenica 25 settembre 2022

Le cose semplici

Ojalá que te vaya bonito, que se acaben tus penas.

Que te digan que yo ya no existo, que conozcas personas mas buenas, que te den lo que no pude darte.

Aunque yo te haya dado de todo, nunca más volveré a molestarte.

Te adoré, te perdí, ya ni modo.

Cuantas cosas quedaron prendidas hasta el fondo de mi alma!

Cuantas luces dejaste encendidas!

Yo no sé como voy a apagarlas.

Ojalá que te vaya bonito.

domenica 18 settembre 2022

L'eco del tuo addio

la coperta mi lascia nudi i piedi.

perso lo sguardo,

ora brucia l'anima.

il tuo addio.

La distanza mi percuote il petto.

é il fuoco che si spegne, lentamente.

i carboni restano accesi,

coprono di fumo, sul cuore, 

i ricordi.

ti diró Addio. mi dirai ancor'Addio.

i nostri baci fan grondare di lacrime un futuro,

giá passato.

Enea, racchiuso in sé. Le braccia attorno alle ginocchia.

Dorme con gli occhi aperti e le mani gelide,

mentre provo a poggiare le mie labbra sulla tua fronte sudata,

prima dell'addio.

Mi addormento, tra le grida strazianti in lontananza.

Trovo ora pace nel dolore stridente che colma la nostra distanza.

Il mio corpo implora una tregua che é giá qui.

Silenzio. Dolce quiete. 

Sparisci lentamente insieme ai sogni.

Non mi resta che vivere.

Il vento si é levato, 

ahimé

ahité



venerdì 8 maggio 2015

Dell'ascolto

"Ascoltami bene, amico mio, oggi ti parlerò di qualcosa di molto importante per te e per chiunque altro sia in procinto di dedicarsi all'arte medica per il resto della sua vita..."                                    
Quando il Barone Von Kraphen interrompeva i lunghi silenzi che spesso caratterizzavano i nostri incontri, iniziava a farsi viva in me la assoluta certezza che di li a poco un intenso benessere avrebbe  attraversato i gangli della mia sensibilità. Come il canto di una gallo, all'alba, prima ancora del sorgere del sole, anticipa l'imminente apparizione nel cielo della stella più luminosa, così risuonava in me il tiepido tono di voce di quell'uomo, che con la sua brillante saggezza era capace di alimentare intuizioni che avrebbero cambiato per sempre le mie percezioni quotidiane.
" Ognuno di coloro i quali intraprendono la strada che porta alla conoscenza dell'arte medica non può prescindere, sin dalle prime tappe della sua formazione, dall'apprendere ed esercitare la pratica dell'ascolto. Gli studi accademici sono caratterizzati da lunghe sessioni di ascolto, circostanze nelle quali uomini dotati di grande cultura scientifica e oratoria sciolgono i nodi dell'inconsapevolezza della conoscenza umana, lasciando strada alla linearità razionale del ragionamento scientifico. Il docente, attraverso la selezione accurata e puntuale di parole adeguate e mai approssimative, sviluppa ed esplicita una plausibile spiegazione dei complicati meccanismi che regolano il funzionamento dell'essere umano. Lo studente diligente, dunque, è colui che dimostra di possedere la capacità di ascoltare con estrema attenzione ciò su cui viene edotto; ritiene grazie alla disciplina dello studio quotidiano nozioni tanto elementari come complesse; ed è infine abile nel contestualizzare nella pratica clinica quotidiana le conoscenze assimilate. Ma c'è dell'altro! La centralità dell'ascolto non si esaurisce certamente con l'acquisizione del titolo di Medico. Con il passare degli anni diviene per necessità attività di spiccata finezza e attenzione, funzionale a percepire suoni che, dapprima devono essere riconosciuti e poi devono essere trasformati in decisioni cliniche. In tal senso è emblematica l'abilità del medico di riconoscere il suono del normale battito cardiaco, dei soffi, di turbolenze e borborigmi. Le percezioni sensoriali rendono l'ascolto, olisticamente, l'unico aspetto della formazione scientifica davvero indispensabile e irrinunciabile. 

Diffida delle tue intuizioni, quando esse non siano direttamente generate a partire da un processo attivo di acquisizione e elaborazione di informazioni attendibili. Un medico non può permettersi il lusso di prestare vaga e generica, quando non distratta, attenzione a ciò che definisce i processi degli infiniti universi che si muovono attorno a sé. 
Rispetta il dolce suono del silenzio e rendi fine il tuo udito, in modo da imparare a discernere un tiepido abbraccio da una calorosa stretta di mano. 
Riconosci la luce della notte ed il buio del giorno attraverso l'autentica percezione del reale. 
Solo in questo modo sarai capace di distinguere un rumore da un suono, un bacio da una carezza delle labbra... e non ci sarà attimo della tua vita in cui potrai prescindere dalla tua formazione medica perché, grazie ad essa, farai di te un essere pensante al di là dei più beceri istinti vitali, che pure continuerai a percepire nella loro grandiosa e pura ineluttabilità."

mercoledì 29 aprile 2015

La strada

E' difficile, spesso, riconoscere il limite oltre il quale sporgersi può diventare letale. Occorre una grande lucidità per riuscire a passeggiare con naturalezza su un filo di una consistenza sconosciuta, come un funambolo sorretto sui sentimenti precari della gente...
spettatori ... che ripongono nei gesti che osservano ingenua fiducia o sconsolata rassegnazione, con la stessa semplicità. A cosa può dunque sostenersi il funambolo nel suo eroico tentativo di non cadere e di rimanere sempre in bilico, pur oscillando pericolosamente ad ogni alito di vento ? 
Ricerca e ripone dentro di sé l'equilibrio di cui ha bisogno perché la realtà circostante non logori la sua percezione della gravità, indispensabile per non essere abbattuto. Combatte la tendenza spontanea del caos ad instillare un senso di vertigine fra le certezze di quella sua anima firme e salda, e vacilla solo quando gli altri si distraggono, sicuro di rimanere al riparo dal senso di sfiducia che prima o poi prova ad avere il sopravvento. Sorride piangendo e teme la fine del suo spettacolo con la stessa naturalezza con cui si illude di poter compiere fino in fondo il suo percorso. 
Occorre serenità nel riconoscere lo squilibrio permanente a cui si è sottoposti quando il cammino su cui ci si trova possiede una insolita pendenza, certamente nota a chi si imbatte nella scalata di vette irraggiungibili, ma sconosciuta ai più. Se prevale il sudore, allora occorre lasciarsi trapassare da una calida brezza per asciugare le tempie e provare a pensare con raziocinio nella prossima mossa. Se prevale la spavalda indifferenza, allora è tempo di una nuova scossa che ripristini lo squilibrio vitale, forse scomodo, ma evidentemente propedeutico a mantenere costante l'attenzione.
Ogni impercettibile spostamento in avanti rappresenta una vittoria malgrado sancisca la perdita della zona di comfort faticosamente raggiunta previamente.
La strada è ancora lunga... e il pensiero trova serafica stabilità in tale certezza.      

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  La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole...