Una, la più lunga e sottile, agile e irrequieta, segna i minuti.
L’altra, più corta e robusta, silenziosa e serena, segna le ore.
Le due lancette cercano in primis di allontanarsi l’una dall’altra, fino ad arrivare alla massima distanza possibile, oltre la quale ognuna smetterebbe di muoversi. In questa posizione dividono il tempo in due parti esattamente identiche, così da provare metà della gioia e metà del dolore, metà della tristezza e metà del benessere, che insieme realizzano.
Quindi iniziano ad avvicinarsi, lentamente, ma con la stessa velocità con cui prima si sono allontanate, attimo dopo attimo, fino a quando non sono così vicine da sembrare inseparabili.
Ripetono questo gioco indefinitamente, senza fermarsi mai e ad entrambe sembra di essere divise da uno spazio e da un tempo variabile, nell’intervallo definito del tutto.
L’amicizia è l’unico punto dell’orologio in cui le due lancette sono sempre in reale contatto fra loro, ovvero il centro della circonferenza che con il proprio movimento descrivono.
Senza quel punto, nessuna delle due avrebbe un senso e dunque smetterebbero di esistere, ovvero finirebbero di indicare il tempo che avanza.
