giovedì 28 gennaio 2010

Il tempo della amicizia

Ogni orologio è formato almeno da due lancette.

Una, la più lunga e sottile, agile e irrequieta, segna i minuti.

L’altra, più corta e robusta, silenziosa e serena, segna le ore.

Le due lancette cercano in primis di allontanarsi l’una dall’altra, fino ad arrivare alla massima distanza possibile, oltre la quale ognuna smetterebbe di muoversi. In questa posizione dividono il tempo in due parti esattamente identiche, così da provare metà della gioia e metà del dolore, metà della tristezza e metà del benessere, che insieme realizzano.

Quindi iniziano ad avvicinarsi, lentamente, ma con la stessa velocità con cui prima si sono allontanate, attimo dopo attimo, fino a quando non sono così vicine da sembrare inseparabili.

Ripetono questo gioco indefinitamente, senza fermarsi mai e ad entrambe sembra di essere divise da uno spazio e da un tempo variabile, nell’intervallo definito del tutto.

L’amicizia è l’unico punto dell’orologio in cui le due lancette sono sempre in reale contatto fra loro, ovvero il centro della circonferenza che con il proprio movimento descrivono.

Senza quel punto, nessuna delle due avrebbe un senso e dunque smetterebbero di esistere, ovvero finirebbero di indicare il tempo che avanza.

lunedì 25 gennaio 2010

Cento chiodini

C'era una volta una scatola di chiodi.
... e un uomo, il quale decise, un giorno, di rendere la scatola che conteneva chiodi più attraente.
Pensava che in questo modo avrebbe trovato l'entusiasmo per utilizzare tutto ciò che si nascondeva nel piccolo contenitore e riparare un tavolo sgangherato.
Iniziò a lustrare la scatoletta e a pulirla con ogni sostanza possibile, cercando di abbellirla, di profumarla e di riempirla, anche di cose che forse non avrebbe mai usato.
Dedicò mesi e mesi a questo suo lavoro, con grande sacrificio ed un enorme sforzo, che gli costò non poca fatica.
Eppure non riusciva mai a rendere quel contenitore bello come desiderava.
Così continuava ad investire tempo ed entusiasmo in quest'opera colossale.
Lentamente, però, la scatoletta perse ogni attrattiva su quell'uomo e l'ardore iniziale con cui aveva intrapreso l'impresa si dissolse...
man mano che si rendeva conto del fallimento a cui stava andando incontro.
Allora iniziò a nascondere tutti gli strumenti che aveva utilizzato nel suo lavoro e i colori che aveva mescolato per abbellirla
e infine nascose anche la scatoletta stessa,
finché non dimenticò del tutto di averne mai avuto una.
Quale tragico stupore lo travolse...
il giorno in cui decise di affrontare la cruda realtà e
sbirciò per vedere cosa fosse successo ai chiodi che la piccola scatoletta conteneva.
Si erano arrugginiti, del tutto ossidati dall'acqua che aveva lucidato e lustrato il piccolo contenitore.
Così non gli rimase che un tavolo sgangherato,
senza i chiodi che gli avrebbero permesso di ripararlo se solo avesse capito che in fondo il suo obiettivo era semplicemente quello.

domenica 24 gennaio 2010

piango

piango... forse perchè sono felice;
ebro della gioia che si dissolve nella tristezza.
piango, forse perchè mi sembra di essere vicino allo sfumarsi della onirica realtà,
illusione che la mia mente brama
sinchè, satura, si abbandonerà all'eterno ricordo.
piango, forse anche perchè sento la vergogna di questo mio gesto
e la sua purezza,
che non teme il giudizio.
Rida pure allora il mondo intorno a me; o pianga con me se è il caso.















- Salve -
- Salve -
- Un caffè corretto per cortesia... -
- ma lo sa che è dimagrita? -
- Grazie -

lunedì 18 gennaio 2010

una mattina

Una mattina, mi son svegliato e...
ho iniziato a suonare il tamburello salentino..
così mi sono sentito improvvisamente un pò salentino.



Era una strana sensazione che ho provato finchè la mia attenzione è stata catturata dall'irish whistle che giaceva sulla mia scrivania.. mi incuriosiva sempre di più quel tubo metallico, così ho provato a suonare anche quello, e stranamente mi sembrava di essere pure un pò irlandese. Poi un'altra mattina ho trovato in una cantina una cupa cupa impolverata e fatiscente.. non pensavo funzionasse, ma ho cercato ugualmente di sfregare la cannuccia che spuntava dalla pelle bagnata e ho iniziato a sentire una musica del mio paese, quello in cui sono nato. Una sensazione analoga ho provato anche con la chitarra spagnola, l'organetto abruzzese, la chitarra elettrica americana, le castagnette del Gargano, la tammorra napoletana, il flauto balcanico. Un'altra mattina, poi, svegliandomi, ho trovato davanti ai miei occhi un'arpa celtica e pizzicando le sue corde riuscivo a respirare la fresca aria dei grandi laghi scozzesi del Nord e... come dimenticare quella mattina in cui mi sono svegliato e ho scoperto di saper suonare l'enorme Djambè che mi aveva portato il mio amico Luca dal Senegal...
Questa mattina, mi son svegliato e fuori dalla finestra della mia casa ho trovato odio, razzismo, xenofobia, arroganza, intolleranza, indifferenza, violenza.. e allora ho iniziato a suonare tutti questi strumenti contemporaneamente e mi sono accorto che forse dovrei chiamare qualche altro amico a suonare con me..

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L'ultima danza

  La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole...