mercoledì 17 dicembre 2008

Iustitia

Giustizia è ordine dei rapporti umani; la virtù morale per la quale si osserva in sé e in altri il dovere e il diritto; è la costante e perpetua volontà di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; è l'ufficio, il magistrato o il luogo dove si rende giustizia. La negazione della giustizia ovvero la mancata applicazione dei criteri della giustizia è l'ingiustizia.
da wikipedia

Sono stato schedato come un criminale, un faccendiere, un colluso. Da qualche mese negli uffici della DIGOS di questa desolata cittadina lombarda esiste un fascicolo su cui è scritto il mio nome. Il reato che avrei commesso mi è stato notificato, per motivi di ordine pubblico, dopo quasi due mesi, attraverso una telefonata sul mio cellulare privato da parte dell'ispettore Bellusci. Forse non lo dimenticherò mai.. ero in cucina e stavo preparando una misera pasta al pesto dopo una mattinata di studio intenso. Negli uffici della questura mi hanno successivamente spiegato cosa avessi fatto esattamente, il mio reato: in Piazza del Duomo a Pavia, insieme ad altri, avrei "suonato con continuità la chitarra e cantato canzoni folkloristiche al fine di intrattenere i presenti invogliandoli a permanere nell'area predetta trasformando la stessa in luogo di bivacco". Sanzione prevista 200 Euro, in misura ridotta, da pagare entro 60 giorni.
La vicenda è permeata dello squallore che impregna qualsiasi atto "politico" in questo paese dalla p minuscola: quel giorno, malgrado io non lo sapessi, in Piazza del Duomo era stata autorizzata dalla Questura una manifestazione di protesta contro l'ordinanza nr. 06/08 del Sindaco di Pavia, l'ordinanza anti-bivacco. Un gruppo di studenti di sinistra occupava la piazza per qualche ora, distribuendo gratuitamente bevande e inneggiando alla follia di un provvedimento che vieta l'aggregazione in luoghi pubblici.
A questo punto subentro io, che mi trovavo a passare di lì per caso e che non avevo nemmeno alcuna intenzione di esprimere idee di dissenso o manifestare alcunché. In fondo penso che una sì fatta legge sia più che legittima in un posto come questo, in cui la gente non dice "buongiorno" al mattino sull'autobus, o chiama la polizia per schiamazzi domestici se suoni la chitarra alle 5 del pomeriggio, o molesta un musicista di strada rumeno che usa una chitarra per far quattrini anzichè "andare a lavorare".
Con la testa bassa e tanta umiltà ho ignorato il vociare che si levava attorno a me. Non avevo davvero tempo da perdere con la Questura, il Sindaco o chi che sià. Il mio bivacco preferito è lo studio e non avrei per nulla al mondo sottratto il mio tempo alla preparazione dell'esame che oggi ho sostenuto brillantemente. Solo la mia passione per la Medicina, il desiderio di divenire un medico cosciente e consapevole, l'impegno necessario per sostenere lo stess fisico e intellettuale richiesto ogni giorno nella vita di un "giovane medico" hanno mosso il mio agire in quest'ultimo periodo. Nient'altro. E ora che posso dire di aver superato l'esame più arduo della mia carriera universitaria, ho scelto di spendere qualche parola su quello che mi è successo. Mosso da un unico obiettivo: informare. Voglio che questa storia di ordinaria follia sia nota ai più perchè quando subisci un'ingiustizia, una violenza, un sopruso c'è solo una cosa che puoi fare: urlare in silenzio, affinchè coloro che vogliono ascoltarti lo possano fare. E magari continuare a rimanere seduti sulla poltrona.

venerdì 12 dicembre 2008

Dialoghi ermetici

Il signor Claudicante non aveva mai visto la signorina Zigomi, mai alcun contatto.
Senza pretese libera un urlo, al calar della sera, e lei rimane attonita. Non sa, non risponde.
Chi sarà mai colui che ascolta la sua eco prima della sua voce?
Il fetore che emana si diffonde libero e pervade la mia attenzione.
Ridicolo, ripete a bassa voce; estenuante come il fetore, che pure esala dalla sua nullità.
Mi preparo al mio incontro: ancora un pò e ti rivedrò. Trepido, incauto, inerte; come posso? Non spesso mi accade di trovarti. Forse non devo desiderarti così. Il rischio: incontrarti quando le mie membra volgono alla quiete. Qual è l'affare?
Tolga le cuffie... signore e signori! Perfavore...Per favore? Perfavore!
Sollevate la linguetta metallica. Subito dopo averla indossata, aiutate coloro che hanno bisogno della vostra assistenza.
Perfavore!















Si, per favore!
Il tedio cui mi inducono gli umani è fetido. Diffonde come il dolore nel corpo dolente, morente, informe. Pietà dovrei, eppure non posso credere che ci sia solo fetore ad accompagnare il nostro incontro.
Già ti scorgo. Ecce. Questa volta sarai più intenso. Ma quanto durerà la tua pazienza nell'osservare la mia attenzione... rivolta verso te...
già trepido per quando il mio pensiero sarà non più veloce del mio cuore.
allora saremo vicini e lui batterà di due gioie:
quella del correre verso di te;
quella del fermare il tempo per contemplarti.

domenica 7 dicembre 2008

Dicotomie


Lo spirito Amir e lo spirito Hassan convivono in armonia. Due anime distinte, spesso antitetiche, sempre complementari.. che interagiscono fra loro con equilibrio per evitare che l'una prevalga sull'altra fino ad annientarla.
Amir è il narcisismo egocentrico, l'esigenza di riscontro affettivo.
Amir prende forza ogni volta che l'ego trova terreno fertile per germogliare, venire alla luce dopo la lunga gestazione al buio. Si nutre di parole, gesti, segni irreali, idealizzazioni, astrazioni utili... legati all'esigenza di trovare in qualcos'altro l'essenza di sè.
Amir misura il proprio valore attraverso le formule e i numeri che appartengono agli uomini, le categorie del buono e del cattivo, del nobile e del vile, del bello e del brutto.
Amir è il tentativo di cercare a tutti i costi la propria identità nelle persone che ami, una disperata necessità delle manifestazioni dell'implicito, non sempre esaustive, non sempre appaganti, a tratti ipocrite, ma sempre gradite.
Hassan è filantropia e altruismo, esigenza di compassione e simpatia.
Hassan possiede lo spirito dell'ingenua sincerità, fine a se stessa, al di fuori delle logiche della convenienza e dell'utilità. Il saluto che non esige riscontro, il dono senza nessuna occasione da ricordare, il raggio di sole gratuito in una giornata di pioggia.
Hassan è il bacio della buona notte su una guancia, prima di andare a dormire, un abbraccio fra amici, una carezza ad un uomo che soffre, una lacrima di gioia. La sua anima esiste in quanto tale e non necessità di altri attori, che pure sono i suoi reali beneficiari, gli stessi pronti a isolare questa essenza e svilirla fino a temprarne la forza.

Amir e Hassan rincorrono aquiloni nel cielo della mia fantasia,
fra le stelle della notte e le nubi del giorno.

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L'ultima danza

  La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole...