venerdì 28 novembre 2008

Storie di anarchia...

Me lo ricordo ancora il giorno in cui divenni anarchico, belin! In quel periodo avevo iniziato da poco la leva e mi trovavo in una caserma dell'Appennino tosco-emiliano, non molto lontano da Genova. Una mattina ci fecero disporre su più file, ognuno con il suo fucile ben arpionato fra le mani, rigido e fiero verso il cielo. Sembrava una delle tante esercitazioni, ma inaspettatamente apparve un prete. Sotto il giaccone, che lo riparava dal freddo, una lunga tonaca nera trascinava la polvere del campo militare; in testa un goffo cappello, anch'esso nero a nascondere i pochi capelli ancora rimasti... e fra le mani un'antica navicella porta incenso. Tutti pensarono si trattasse di un missionario, venuto a salutare i martiri prima della partenza per una spedizione improvvisa. E invece il vecchio predicatore come di consueto iniziò a benedire i fucili, uno ad uno, avvicinandosi ad ogni milite ed invitandolo a porgere l'arma in avanti, in modo che il solenne gesto fosse ben visibile al Buon Dio. Ripetè l'operazione più volte e quando fu ad un passo da me gettai l'arma al suolo, rivolgendomi al parroco: "Ma come proprio tu che dovresti predicare la parola di Quello lì!" e nel contempo mi agitavo, scuotendo le braccia al Cielo, quasi per attirare l'attenzione dell'Altissimo, affinchè almeno Lui osservasse quello scempio.
Gli ufficiali non apprezzarono il mio gesto e di lì a poco finii presso la corte marziale, di fronte ad un giudice e alla mia sentenza. Mi dissero che ero colpevole di condotta indisciplinata e che il mio soggiorno in caserma si sarebbe sicuramente prolungato, ma vollero concedermi il diritto di difesa prima di chiudere gli atti.
"Qualcosa da dichiarare?"
"Giudice, solo una cosa! Ma in che mondo mi fai vivere, Giudice? In un Mondo in cui se getto via un fucile devo pagare una pena e se lo tengo stretto fra le mani, invece, faccio il mio dovere?"
Solo questo dissi, e fu così che io divenni anarchico...

giovedì 27 novembre 2008

Pillow


Sotto il cuscino si estende uno spazio che nemmeno la mia fantasia riesce a contenere. Spighe di grano e manti erbosi, luce che vira dal giallo al verde a seconda dell'umore del tempo. Boschi fitti di castagni e faggi; un tappeto di foglie appena umide, quanto basta ad accarezzare i miei fianchi e rendere il giaciglio confortevole. Sabbia, che si modella sotto la pelle senza pretesa alcuna, con l'unico desiderio di assecondare il mio riposo. E poi c'è l'acqua: quella gelida del fiume che non conosce tregua; quella stagnante che si perde fra l'imponenza degli scogli e lì rimane fino a quando una nuova onda, più vigorosa, alimenterà il suo calore; l'acqua buia, ardente, silente, che piano piano conquista la spiaggia sotto lo sguardo accondiscendente della luna. Sotto il cuscino un lenzuolo stellato copre il flusso dei miei desideri, una candela che brama ossigeno per brillare più forte e poi soffre quando un alito di vento sposta il suo equilibrio. Più questo fuoco brucia, più la cera si allieta della sua esistenza e l'armonia detta le regole del tempo che scorre.
Vivere sotto un cuscino è come avere a disposizione una tela vuota, uno spartito da riempire... la libertà si esprime da sè, con suoni appena udibili e colori tenui.
Rimarrò ancora un pò sotto il mio cuscino...
ancora non riesco a rinunciare al mio mondo,
che mi sembra così bello.

mercoledì 19 novembre 2008

Metamorphosis

In principio era un pensiero violento, cupo e ostile, che cercava spazio fra le rime dell'invettiva. Poi la consapevolezza e la ricerca assennata di razionalità si è pian piano fatta strada nella mia mente.. fino all'istante in cui ho iniziato a metabolizzare l'esile dissenso.
La mia esperienza nel reparto di Oncologia è agli sgoccioli, ormai.. in questo tempo ho avuto la possibilità di imparare nozioni, visitare pazienti, apprezzare segni e sintomi. Ma soprattutto ho interagito con i miei "colleghi", gli specializzandi, gli studenti, gli infermieri, gli interni, i tirocinanti... inzomma gli altri uomini e le altre donne con cui io devo quotidianamente condividere sforzi ed energie; il lavoro. La resa dei conti è in arrivo, un bilancio inevitabile.
Una delle attitudini più frequenti nell'ambiente sanitario è il tentativo di screditare i propri collaboratori, siano essi effettivamente capaci o incapaci. E malgrado ogni sforzo, questo mio pensiero non può che allinearsi a tale tendenza, per quanto io cerchi di limare le mie parole e renderle pacate, un esile dissenso, appunto. Non entro nel merito delle conoscenze che ognuno di noi acquisisce durante i suoi studi in Medicina: nutro grande stima e fiducia in ogni uomo o donna con un camice bianco. Sono allo stesso tempo però molto scettico sulla capacità di alcuni di interagire con i pazienti, sulla loro reale volontà di essere d'aiuto alle persone che soffrono o che sono in procinto di morire. Davvero in un reparto di Oncologia in cui ogni malato rientra in un protocollo sperimentale di cui non si possono conoscere con esattezza gli esiti è possibile ignorare l'importanza del sostegno emotivo ai pazienti? Davvero in un reparto di Oncologia bisogna imparare a trattare le malattie con distacco perchè se no altrimenti bla bla bla.. dopo un pò ti vuoi suicidare bla bla bla... Davvero in un reparto di Oncologia è inutile trattenere un paziente tanto questo fra un pò se ne va all'altro mondo e allora è meglio che lo faccia da casa sua?
Davvero tanti i dubbi e gli interrogativi... eppure una certezza sicuramente è nata in me: gli sguardi, i gesti, le parole, le lacrime, le urla, i sorrisi dei pazienti sono l'unico stimolo ad interessarsi con passione e con estrema serietà all'Oncologia.. non già dimostrare l'efficacia di un chemioterapico o di un qualsiasi altro trattamento.

martedì 18 novembre 2008

Semplicemente grazie...


... quanto più nutri stima per un un uomo, tanto più giungono sincere a te le sue parole. Questo, voglio che sia un pensiero che non si esplicita, che rimane buio e cupo ai più, ma che forse può arrivare gli occhi del suo destinatario.
Grazie... per il senso che cogliete nelle mie parole, per la vostra voglia di ascoltare, che alimenta la mia esigenza di comunicare.

sabato 15 novembre 2008

ma dov'eravate allora?

Dilaga la protesta contro il Ministro dell'Istruzione... studenti, insegnanti, ricercatori, chiunque scende in piazza per manifestare il proprio dissenso contro la legge 133. Gli slogan sono, come sempre in queste occasioni, banali e populisti, catastrofici e teatrali, all'insegna del "chi grida di più, fa sentire meglio la propria voce". Qualcuno pensa addirittura di respirare aria da '68, altri iniziano a credere che in fondo i giovani non siano così nichilisti... e poi ci sono quelli che sperano ardentemente in una vittima fra i civili, in modo che si possa svelare l'anima violenta e antidemocratica di chi protesta.
Tutto ciò a me fa veramente pena... e questa volta parlo tirando fuori la più grande arroganza e presunzione che abbia mai albergato in me! Il motivo è molto semplice: io credo nel sistema democratico, quello in cui il voto è espressione della volontà popolare, anzi individuale. Domenica 13 e Lunedì 14 aprile 2008 non sono stato con le mani in mano, in casa, a guardare gli esiti delle elezioni politiche che hanno legittimato il consenso della popolazione italiana nei confronti dell'attuale Governo. In quei giorni, che ancora ricordo perchè ben scolpiti in me, ho espresso la mia opinione, ho votato. E ho votato a malincuore per un partito che non mi rappresentava, con l'unico obiettivo di evitare che alcuni loschi individui potessero nuovamente amministrare la cosa pubblica. E ho sofferto nel constatare che la maggioranza degli italiani abbia nuovamente dato fiducia alle destre, anche a quelle più integraliste e xenofobe.
Sono indignato perchè assolutamente sicuro del fatto che molti di coloro che oggi si scagliano a favore delle libertà, del diritto all'istruzione e bla bla bla.. quel 13 e 14 aprile scorso hanno rinunciato al proprio diritto e dovere di cittadino.
Sono indignato perchè in mezzo a loro c'è tanta gente che ha sostenuto quei partiti politici che da sempre si sono dimostrati irrispettosi nei confronti della scuola pubblica, delle politiche sociali di sostegno per i più bisognosi, del disagio degli immigrati, della solidità del Welfare italiano.
Che cosa ci si poteva aspettare da politici che già avevano abbondantemente dimostrato nelle scorse Legislature le proprie attitudini?!?
e allora di fronte a tutto ciò.. cresce in me il disinteresse verso l'attuale situazione politica italiana, per lasciare spazio a quel pensiero per cui voglio spendere la mia vita: la Medicina. Preferisco investire il mio tempo nello studio. Preferisco dedicare le mie attenzioni agli occhi di coloro a cui una terapia adiuvante appende la vita ad un filo. Preferisco lasciare il sipario ad altri attori in questa rivolta.. perchè dietro le quinte c'è più bisogno di me.

giovedì 13 novembre 2008

Io e le mie manie...

massimo compiacimento per l'ego quando mi si avvicina il dottorino dagli occhietti vispi, dicendo che ha qualcosa per me. Già da un pò leggevo in lui un certo fermento e una inquietitudine che volgeva verso di me come una bomba ad orologeria.
Lui. Il putto dai capelli arruffati.. il fanciullo delle periferie metropolitane, distrattamente intellettuale. Il compiacimento di cui dicevo si nutriva da svariate radici.. dalla più innocua; quella del riscontro della comunicazione, della consapevolezza di essere ricercati in qualche modo. E poi, quando mi porge la sua musica, nasce e cresce in me quella fierezza che è tipica di chi sa di essere temuto, del maestro che deve esprimere la sua soddisfazione sulla qualità del prodotto, da valutare. "si, ascolterò le tue parole suonanti!" Vale come un... avrai l'onore di occupare la mia attenzione per qualche istante. Cosa sarà mai? Il solito tentativo poco modesto di aprire una serratura senza le chiavi. Destinato al fallimento. E allora che si lasci all'ardito il suo destino... in fondo se l'improbabile chiave funzionerà entrerò anch'io da quel pertugio e un nuovo mondo si aprirà alla mia vista.
Tutto ciò fino a Trubadòr, alla deriva...
Il principio è agghiacciantemente banale. Una minestra riscaldata a cui viene aggiunta acqua salata per credere che il fututo non sia una semplice proiezione del vissuto. Ma dura pochi istanti questa statica sensazione di inutilità. E poi lo stupore cresce... la novità di quella sensazione occupa presto ogni via ascendente e desta l'arrogante attitudine. Quei tappi di cerume che fino a quel momento avevano isolato la presunta presunzione del maestro ora sono sola cera disciolta che cala via.
Io e le mie manie, appunto. Io e le mie manie di sottovalutare. O forse solo una pacata attenzione finalizzata a misurare con precise quantità il grano posto sulla bilancia.
Questa musica non mi è nuova. Eppure mi affascina. Niente sarà più come prima. La voce di quel giovane bohemienne dell'ultima ora ha molto da dire. Ed io abbastanza da ascoltare, con umiltà... cercando quelle onde che mi cullano negli stati di oblio e di isolamento della coscienza. Mentre fuori piove... ed io sprovvisto di ombrello... e intanto la pioggia cade fitta e non mi bagno...

sabato 8 novembre 2008


Ho posto le mie mani sul volto.
Coperto lo sguardo perchè nulla da questo mondo arrivasse a me.
E' arida ora la mia terra,
niente cresce senza uno spiraglio di luce.
Sposto le dita,
come il vento sposta le nuvole
e allora
di tanto in tanto una goccia d'acqua si insinua fra le crepe secche e brucianti
fino ad arrivare alle mie radici.
dolce piacere quello del contatto più intimo
tenue sollievo.
onirica illusione.
Ma tu esisti!

sabato 1 novembre 2008

dinamiche di un addio

... e improvvisamente alcuni si trovarono su un autobus. Gli altri, ancora frastornati dalle urla dei turisti, rimasero a terra, sull'isola, nel traffico. Questo il saluto finale; nessun abbraccio, nessun arrivederci, nessuna raccomandazione o promessa. Solo degli sguardi sinceri, filtrati dai vetri di un mezzo notturno che con la massima strafottenza verso ogni colore del semaforo, raggiunge il capolinea con risolutezza. Fu una giornata davvero ricca di emozioni e di serenità; ognuno veniva da un angolo diverso di questo grande mondo; ognuno con la propria storia, le proprie delusioni, i propri successi, le proprie delusioni... eppure tutti accomunati da un qualcosa di estremamente unico... la semplicità. Erano uomini semplici, figli di una stessa semplice terra, senza pretese e senza vane aspirazioni.
Il mattino seguente a fatica riuscivano a ricordare tutti gli istanti vissuti insieme, consapevoli che il tempo avrebbe reso certamente immortale quell'incontro. Era come se ognuno avesse investito un pò della sua ricchezza interiore perchè tutti insieme si acquistasse quella giornata di felicità, che poi sarebbe diventata un ricordo indimenticabile, da raccontare e a cui pensare per ravvivare il sentimento che li univa tutti.
In fondo sono brevi le scene che rendono un film un capolavoro... eppure intense! Si insinuano fra le emozioni di coloro che possono esserne solo degli spettatori e in essi creano l'auspicio di poter rivivere anche nella propria dimensione le medesime sensazioni.

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L'ultima danza

  La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole...