Poteva essere una semplice questione di disciplina... oppure si trattava dell'ennesino inganno della speculazione. Forse non era nemmeno un caso che ogni discussione precipitasse puntualmente sulla mia metereopatia.
L'eccessivo ragionare; meditare; riflettere; di per sè non mi pareva destabilizzante..
il vero problema, forse, era l'esternazione chiara e inequivocabile dei miei pensieri. O per lo meno di quelli che, passati al vaglio, avevano acquisito "diritto di espressione". Mi davano l'impressione che fossi un grande baule pieno di oggetti misteriosi e banali. Facilmente scivolavano via da grossi fori posti alla base del contenitore e si perdevano nel nulla. La clearance dei pensieri sfuggenti mi imponeva poi di crearne sistematicamente altri, nuovi, diversi.. che poi mi abbandonavano ancora, in un ciclo di continui abbandoni e conquiste.. e ogni volta mi sentivo più ricco e dunque più povero.
Questa nuova consapevolezza mostrava ora chiare rotte nel viaggio verso il "sè" (che poi era il "me"); eppure il momento più rigenerante rimaneva sempre lo stesso..
quello dell'abbandono alla percezione sensoriale, quello in cui ogni schema della razionalità viene sgretolato dalla potenza evocativa della Natura.
E fu così
che poi vidi...
il Mare
davanti a me
e sentii la quiete dentro di me.
che poi vidi...
il Mare
davanti a me
e sentii la quiete dentro di me.
