venerdì 12 febbraio 2010

Questione di disciplina

Poteva essere una semplice questione di disciplina... oppure si trattava dell'ennesino inganno della speculazione. Forse non era nemmeno un caso che ogni discussione precipitasse puntualmente sulla mia metereopatia.
L'eccessivo ragionare; meditare; riflettere; di per sè non mi pareva destabilizzante.. 
il vero problema, forse, era l'esternazione chiara e inequivocabile dei miei pensieri. O per lo meno di quelli che, passati al vaglio, avevano acquisito "diritto di espressione". Mi davano l'impressione  che fossi un grande baule pieno di oggetti misteriosi e banali. Facilmente scivolavano via da grossi fori posti alla base del contenitore e si perdevano nel nulla. La clearance dei pensieri sfuggenti mi imponeva poi di crearne sistematicamente altri, nuovi, diversi.. che poi mi abbandonavano ancora, in un ciclo di continui abbandoni e conquiste.. e ogni volta mi sentivo più ricco e dunque più povero.
Questa nuova consapevolezza mostrava ora chiare rotte nel viaggio verso il "sè" (che poi era il "me"); eppure il momento più rigenerante rimaneva sempre lo stesso..
quello dell'abbandono alla percezione sensoriale, quello in cui ogni schema della razionalità viene sgretolato dalla potenza evocativa della Natura.
E fu così
che poi vidi...
il Mare
davanti a me
e sentii la quiete dentro di me.

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L'ultima danza

  La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole...