
Adoro la nudità.
La mia e quella degli altri. E non certo il suo volto estetico o edonista, egocentrico e narcisista.
Adoro la nudità intrinseca, incondizionata, inconsapevole, spontanea.
Quella che ti rende ridicolo alla folla, simpatico e antipatico, folle e inadatto, affascinante e irritante. Adoro ascoltare il suono della mia voce per coglierne le sfumature. L'odore della mia pelle per distinguerne l'essenza. La consistenza della mia carne per apprezzare la soglia del mio dolore. E così soltanto riesco ad apprezzare la nudità delle persone che mi circondano, quando essa si manifesta. Lo specchio è lo strumento che permette di guardarsi e capire. Eppure esso non riflette i colori dell'anima! E' necessario qualcos'altro per osservare i volti che risiedono all'interno della scatola. Questo qualcos'altro sono le persone che ti amano, quelli che non hanno timore a mostrarti la tua orribile bruttezza, essendone estremamente affascinati. Non credere che loro ti stiano giudicando quando riflettono la tua essenza.. sei tu a farlo! L'aspetto più interessante di questo specchio è dato dalla costante trasvalutazione del punto di vista che impone: quando tu vi guardi dentro, vedi immagini che detesti... eppure pretendi che agli occhi degli altri esse si mostrino in tutto il loro splendore. E forse proprio così nasce la paura di non essere accettati, l'esigenza di dimostrare a tutti i costi il tuo immenso valore, attraverso la cronaca dei propri viaggi, delle straordinarie avventure vissute all'insegna dell'ostentazione, dei successi lavorativi... e di tutte quelle facezie che ti aiutano a fingere di amare il tuo modo di essere. La nudità diventa apparente, un fotomontaggio.. nè più, ne meno di quello che accade alle bellissime fanciulle che si lasciano fotografare senza veli. Eppure non sono nude, o quanto meno non lo sono della propria nudità.. come se spogliandosi ci si accorgesse di avere il naso di tizio, le gambe di caio... e allora non si prova vergogna perchè non si è nudi...

