domenica 31 agosto 2008

Essere o non essere!

Lo dice anche Monicelli... che di sicuro la sa più lunga di me: "L'Italia di oggi è una barca alla deriva, dominata dal pensiero unico." Il motivo per cui ultimamente spendo così tante energie nel tentativo di denunciare la condizione politica e sociale in cui mi trovo è molto semplice. Temo che sia in atto una trasvalutazione dei valori tra le più ottuse: la patologia viene considerata normalità e viceversa. L'intensità dei suoni viene percepita secondo logiche astruse e prive di ogni schema consequenziale... detto in altri termini, infastidisce il fruscio del vento mentre alletta la polifonia di una suoneria. Opporsi alle inversioni di rotta non è certo semplice e, forse, nemmeno necessario... il relativismo che tanto mi attrae e che esalto senza remore consiste proprio nell'accettare il diverso in quanto tale. La prima forma di intolleranza è quella nei confronti degli intolleranti, quindi non sarà di certo questa una crociata contro l'Italia delle veline e dei calciatori. Mi limito, allora, a riflettere su quello che mi accade intorno, cercando un senso in ciò che almeno superficialmente sembra non averne.
Un esempio.
Cronaca: 30 agosto 2008."Tre militanti di sinistra aggrediti da estremisti di destra". Giovanni Alemanno, sindaco di Roma, politico che personalmente non stimo, esprime solidarietà nei confronti delle vittime. Il Pd manifesta una decisa condanna. Il solito algoritmo che si ripete tutte le volte che si verificano episodi di questo genere. Sembra quasi che ormai di fronte a pestaggi di chiara matrice politica l'unica arma a disposizione delle autorità sia una dichiarazione ufficiale di condanna, dai toni solenni e altisonanti. Eppure in questi casi la parolina magica non viene pronunciata: "la questione della sicurezza dei cittadini "non riguarda i casi in cui ci sono dei ragazzi che tornando a casa vengono pestati da altri ragazzi per motivi di "intolleranza politica". Il tag "sicurezza" si usa solo se si parla di marocchini, algerini, islamici, romeni, albanesi... tutto secondo una logica ben precisa che non lascia spazio a variazioni stilistiche. La notizia resta visibile per qualche ora. Poi un servizio sul lato "B" di qualche nota conduttrice televisiva che si lancia da uno yatch in Sardegna, magari qualche politico leghista ne spara una delle sue... e tutto finisce nell'archivio. Un enorme database di monnezza in cui seppellire tutto ciò che non si sa gestire: come un padre che chiude nello sgabuzzino la figlia piena di brufoli quando entrano in casa i vicini con figlia lampadata e rifatta al seguito.
La stampa dovrebbe avere semplicemente il compito di parlare, eppure spesso tace o sibila suoni poco udibili.


venerdì 29 agosto 2008

I desaparecidos del Parlamento

Se ci si ferma a riflettere sulla situazione in cui versa la nazione che all'estero chiamano "Italia" non bisogna aspettare tanto prima di essere attraversati da un'ondata di melanconico struggimento. Parlare di politica allo stato attuale delle cose equivale ad esporre una marea di banalità, il chè mi crea qualche imbarazzo. Che dire, infatti, della polemica portata avanti per giorni e giorni fra l'attuale Ministro dell'Istruzione e la stampa sul "problema" dei professori meridionali ?!? Che dire della decisione di qualche tempo fa, poi revocata, del sindaco di Roma, di vietare ai mendicanti di rovistare nei cassonetti dell'immondizia?!? E la questione Alitalia? E il problema della sicurezza, con decine e decine di provvedimenti adottati da sindaci scellerati in giro per l'Italia per stroncare qualsiasi espressione di vita umana.. in alcune città non è permesso mangiare nei pressi di un monumento, detenere alcolici per strada, aggregarsi nei parchi se si è in più di due persone, dormire sulle panchine... e chissà quante bestialità non sono note all'opinione pubblica. Ho appena letto una "notiziona" sul corriere della sera, un giornale che reputo mediocre, o quanto meno alla stregua degli altri... ECCO CHE FINE HANNO FATTO MASTELLA&Co, i desaparecidos della politica italiana. Il succo del discorso è che nella maggior parte dei casi questi uomini non si interessano più direttamente di politica, ma sono ritornati a lavorare nei propri settori di competenza. Non so chi sia l'autore di questo articolo e la domanda a cui non riesco a rispondere da qualche minuto è: perchè questa è una notizia? Che c'è di strano? Che c'è di rilevante? A chi può destare meraviglia il fatto che Francesco Caruso al momento " è impegnato in un censimento faunistico nel Parco nazionale del Gran Sasso. In pratica conta lupi e camosci." Un tempo i giornali e le riviste erano curate dagli intellettuali, uomini di cultura, pensatori, filosofi, saggi. Se penso a quello che sosteneva Pereira, ai necrologi di Monteiro Rossi, al lavoro di Montanelli, a quello di Enzo Biagi, ai documentari di Pasolini... non posso che lasciarmi andare ad un inutile e polemico rimpianto per qualcosa che forse non esiste più...

martedì 26 agosto 2008

Bilanci d'agosto


" Non riesco più a cantare, persi la voce, l'ho persa sotto ad un albero, un albero di noci." Così recita una delle canzoni popolari della tradizione salentina... e niente di più opportuno potrei dire in questo momento. Ultimamente mi capita spesso di aver tanti pensieri da esprimere senza riuscire a trovare le parole adeguate. Forse dovrei semplicemente ascoltare il mio silenzio e aspettare che il flusso nasca, come sempre, da sè fino ad esaurirsi fra i soliti segni... forse dovrei lasciare che il veleno esaurisca ogni suo effetto, fino a ristabilire la quiete delle tarante che vivono dentro di me. Le ho sentite ancora una volta, animare il ritmo delle danze, lo spasmo dei piedi e delle mani. Le ho percepite nel frastuono dei tamburelli, fra i fazzoletti delle fanciulle salentine pizzicate, negli organetti e nelle tammorre dei napoletani con le loro tammurriate. Una cronaca di ciò che è stato sarebbe un inutile panegirico, un'esposizione di autocompiacimento. Mi farebbe perdere di vista la nitidezza dei ricordi e renderebbe le immagini scolpite nella mia memoria, degli esaltanti fotomontaggi. Pian piano i ricordi verranno alla luce e allora occorrerà il silenzio. Quella quiete che si respira all'alba nel Salento, quando le ronde ormai si sono dissolte e il suono del tamburello placato. Riposa.

giovedì 7 agosto 2008

Aracne e Euterpe

Si può amare un corpo di legno? Si può amare un ente dalla forma immutabile, che non diviene nel tempo e conserva la medesima essenza nello spazio? Si può amare questo oggetto quasi fosse un uomo o una donna, piangere se si consuma, ridere osservandone i dettagli più buffi, adirarsi se ti asseconda ed essergli allo stesso tempo grato per tutte le volte in cui è rimasto fedele al tuo fianco? Non so se è possibile venerare una "cosa" in questo modo, forse non lo è. E il fatto che io ami la mia chitarra può semplicemente essere il segno che non si tratta di un oggetto. E' un'amante appassionata, una moglie premurosa, una madre scrupolosa ed ha qualcosa che non appartiene agli umani... l'eternità. Tutto ciò che un giorno arriva è destinato a ripartire... per questo la vita è spesso un porto in cui ogni approdo muove l'anima verso la gioia o verso il dolore. In questo gioco la chitarra è la zattera che mi permette di naufragare, di salvarmi dalle onde di un oceano in tempesta, per raggiungere un'isola abbandonata e lì trovare un'altra vita. E quando anche rimani solo perchè gli altri se ne vanno più o meno volontariamente, se lei è con te, puoi condividere ogni tua emozione, sicuro che non spiffererà mai ai quattro venti i tuoi segreti, restandoti sempre fedele, guardandoti con gli occhi attenti di chi ascolta ogni parola.

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L'ultima danza

  La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole...