venerdì 29 febbraio 2008

Al marinaio errante

Vola, pensiero. Esprimiti
nella brezza marina che soave accarezza il volto orfano del viaggiatore.
Erra, fra gli occhi lucenti delle puerpere sofferenti
fra le grida strazianti di fanciulli innocenti
eppur colpevoli di non aver imparato a giocare.
Ascolta, il crudo respiro dell'uomo che medita aggredito dal timore di un'Idea.
A te, viaggiatore, è concesso il privilegio dei privilegi:
dare voce alla più intima esigenza dell'uomo, la conoscenza
l'unica a non essere perfetta quando non è più in vita.
Vola con le mie ali,
Guarda con i miei occhi,
Ascolta con le mie orecchie
perchè anche io mi nutro della tua curiosità.
Porta con te il mio sorriso e donalo, con il tuo,
alle persone che ti ospiteranno: sarà esso l'amore del padre
verso la donna,
che oltre ad amarlo,
gli ha dato l'essenza del suo nome.
Sarà esso il peso del grave,
che adeguandosi all'umana immaginazione,
accetta di volare e cadere e levarsi e poi chinarsi, immobile, alla sua stasi.
Sarà esso il frutto di una gratitudine che tutti dobbiamo all'umanità stessa,
l'unica per cui tutto si è fatto.
Riposa le tue stanche membra fra le braccia del tuo amico.
Calma la forza dei tuoi muscoli nei soffici capelli della tua donna...
e quando volgerai al termine i tuoi occhi non si chiuderanno,
spalancati continueranno a brillare,
come stelle che diventano pianeti ed esistono per essere ammirate.

mercoledì 27 febbraio 2008

Speculazioni

Il miracolo si è avverato, l'ostacolo è stato abbattuto. L'esame di Anatomia Umana II ormai è solo parte del mio passato. Indescrivibile lo stato d'animo che mi ha accompagnato nella preparazione e nello svolgimento di una delle prove più ardue di tutta la mia vita universitaria: non esistono parole che possano renderne l'intensità e il potere destabilizzante. Non vuole questa essere l'apologia del successo, nè una manifestazione di onnipotenza, ma semplicemente un'introspezione pubblica. Credo utile incidere su questo muro il principio fondante della mia preparazione professionale, in modo da non poterlo dimenticare mai e renderlo parte di me stesso. Il tono è forse fin troppo solenne e non so a quanti le mie parole possano interessare.

IO NON SO, NESCIO.

Non si può davvero pensare che un asettico colloquio di un quarto d'ora con un autorevole docente di Anatomia possa suggellare e dimostrare l'acquisizione di una conoscenza. Non si può quantificare convenzionalmente l'intensità di uno sforzo che porta alla memorizzazione di nomi e immagini da utilizzare nella pratica clinica. Non si può credere che lo studio del corpo umano finisca con un bel trenta e lode sul libretto. E' ancora lunga la strada che conduce alla conoscenza dell'Anatomia e forse ora è appena iniziata. Sento ancora viva in me l'esigenza di utilizzare delle energie per imparare ciò che ancora non so, di consolidare nella memoria ciò che si è appena insinuato, di eliminare i punti bui che oscurano una visione limpida delle regioni topografiche del corpo umano, di colmare delle lacune che forse ci saranno sempre. Ancora è vivo in me l'entusiasmo per il successo, ma esso deve nutrirsi della consapevolezza che la sfida è appena cominciata.

lunedì 25 febbraio 2008

Passami il sale


Come conciliare un impegno politico, quello di vice sindaco, con il ruolo di madre e di moglie che la donna Clara Sereni svolge all’interno della sua famiglia? Su questo “stressante” quesito si basa il romanzo “Passami il sale” e su due temi attualissimi nella società odierna: quello relativo al contributo che ognuno di noi può dare quando è chiamato ad amministrare il Paese e l’importanza che riveste la donna nell'istituzione più antica della storia dell’uomo: la famiglia.
Clara Sereni racconta un momento della sua vita, mettendone in evidenza preoccupazioni, angosce, rimorsi, delusioni. Le difficoltà da affrontare in campo politico: inesperienza, scarsa conoscenza di leggi e procedure amministrative, la paura di sbagliare e un’insicurezza che rende la protagonista una “vittima di un dovere morale”. Alla sua fragilità si contrappone l’intraprendenza e la sicurezza di altri personaggi... Campiano, Esimio Virgola, Zattera, un uomo essenziale soprattutto nelle decisioni più difficili, come quella di iscriversi al “Partito” o candidarsi al Parlamento Europeo. Significativo si dimostra anche il rapporto con gli altri consiglieri di maggioranza e di opposizione e con lo stesso sindaco: all’entusiasmo della scrittrice nelle sue proposte si contrappone la sfiducia degli avversari e degli alleati, che non intaccano, però, la sua voglia di “cambiare il mondo”. Quando le viene proposto di cedere l’incarico di vice sindaco all'acerrimo nemico, Campiano, la reazione è un secco rifiuto, non solo per la perdita di prestigio politico che ciò causerebbe, ma soprattutto per il rammarico di non poter realizzare "quelle idee".
Varie circostanze inducono la protagonista a dimettersi dall'incarico! Ma se la delusione per questa scelta obbligata segna una svolta negativa nella carriera politica, non altrettanto avviene fra le mura domestiche. Dopo aver a lungo trascurato gli affetti familiari, ritorna alla quotidianità dimenticata, alle attenzioni per suo marito e per il figlioletto provato dalle continue assenze della madre. Ora non dovrà più farsi perdonare ogni disattenzione improvvisando pranzi succulenti e preparando deliziosi piatti tipici tradizionali.
La sua sola presenza in casa basterà a ripristinare l’equilibrio familiare.

sabato 16 febbraio 2008

l'ultimo sguardo di un tamburello

Pino Zimba, 55 anni. Tamburellista.
Il ritmo del suo tamburello non si dissolverà fra i venti del Sud, come polvere nella memoria di chi rimane. Continuerà ancora a vibrare il corpo di chi si accosta al suono della pizzica. E fino a quando un tamburello batterà, con lui il tuo cuore, Zimba!

Addio.

venerdì 15 febbraio 2008

Vorrei dormire...


Vorrei dormire,
per sognare di vivere.
Vorrei dormire,
per fingere di morire.
Vorrei vivere per credere di essere felice.
Vorrei dormire per ascoltare l'oblio della mia mente,
per ignorare la stasi del mio cuore,
per impedir l'impulso della sofferenza.

Vorrei dormire,
ma sono sveglio.
Hoc nunc sum.

Vorrei dormire,
non essere libero di togliere agli altri
la libertà che non ho.
Vorrei dormire per realizzare le mie essenze.

Vorrei dormire, ma sono sveglio.
Hoc nunc sum.
Vorrei dormire ma sono sveglio.


è passato molto tempo da questa canzone... la scrissi un giorno di settembre, in seguito alla mia prima esclusione dalla facoltà di Medicina. Era la prima volta in cui mi trovavo davanti ad un insuccesso così eclatante e pesante e per molto tempo i postumi di quella sbornia hanno influenzato la mia vita... ora questa canzone è parte di questo blog, ora questa canzone è parte del mio passato, e la voglia di dormire solo esigenza di riposare...

un piccolo tributo per chi ha saputo cullarmi al crepuscolo, vegliare il mio sonno e aspettare al mattino il risveglio con pazienza e amore...

giovedì 14 febbraio 2008

vulesse addeventare nu brigante

Vulesse addeventare suricillo
pé li rusecàre sti caténe
cà m’astrigneno lu péde
e ca me fànno schiavo.

Vulesse addeventare pesce spada
pé poterli subito squartàre
‘ntr’à lu funno de lu màre
sti nemìci nuòstre.

Vulesse addeventare na paloma
pé putere libero vulàre
è ‘nguacchiare li divìse
a tutte e Piémuntìsi.

Vulesse addeventare na tamorra
pé scetare a tùtta chella génte
cà nun ha capito niénte
e ce stà a guardàre.

Vulesse addeventare na bannera
pe dàre uno culòre a chesta guérra
ca la lìbera sta térra
o ce fà murìre.

Vulesse addeventare nu brigante
ca po’ sta sulo a là montagna scùra
pe te fà sempe paùra
fino a quànno mòre.

lunedì 4 febbraio 2008

Piove sul bagnato

Metereopatico: che soffre di meteoropatia

Questa la definizione di un autorevole dizionario della lingua italiana. Il punto da capire resta dunque cosa sia la meteoropatia. Senza ricorrere a troppe citazioni o riferimenti letterari è semplicemente quella spiacevole sensazione di constatare che se non piove c'è la nebbia e se non c'è la nebbia piove. A Lisbona la chiamerebbero semplicemente " Saudade ", scriverebbero canzoni e poesie in proposito, e detto fatto il sole rispunterebbe immediatamente per creare quell'atmosfera sudamericana che si respira tra le strade della città.
Qui il problema è più complesso. Lo studio dell'anatomia umana ed in particolare del sistema nervoso cade a pennello... e in un attimo la nebbia si fa interiore, avvolge ogni neurone e lo tetanizza. Alle volte mi sembra che sia solo un gioco divertente, una storia verosimile che qualcuno si è divertito a raccontare. La trama è stata di certo costruita con attenzione e cura di ogni minimo particolare: rendere complesso e astruso cioè che è estremamente semplice nella sua espressione.

Mi spiego meglio.

Un ragazzo e in mano una chitarra. Di fronte a sè, una splendida fanciulla. Più la guarda e più lei gli sorride e più lei gli sorride più lui se ne compiace. Il giovane inizia a suonare. La musica è melodiosa, piacevole e induce commozione nell'ascoltatrice. Il momento è catartico. Squilla un telefono. La fanciulla risponde al telefono e nel giro di pochi minuti, mentre il giovane intona versi con passione, sparisce. La fanciulla è una donna ed il suo datore di lavoro, il marito, la richiama all'ordine: è in ritardo e non può perdere altro tempo con un vagabondo che suona per qualche centesimo.

Bene.

A tutto ciò è possibile associare le nozioni di impulso, via neuronale ascendente e discendente, azione ormonale a lungo raggio, integrazione delle vie ed intervento di interneuroni inibitori ed eccitatori, vasocostrizione periferica, aumento della gettata sistolica... e si potrebbe andare avanti per ore ed ore.

Risultato.

Un banale racconto si è trasformato nella più classica delle illusioni di capire la realtà, forse.

venerdì 1 febbraio 2008

Caos Calmo

Sottotitolo: post polemico!

Non dovrei mugugnare, ma è quello che sto per fare.

Il punto è semplice: Nanni Moretti non è Scamarcio.

Sta per uscire nelle sale Caos Calmo, l'ultimo lavoro di una delle più affascinanti figure del panorama cinematografico italiano, un attore, regista, forse anche produttore, se non ricordo male, di grandi qualità artistiche. O più semplicemente un uomo che stimo molto. Il web abbonda di recensioni, anticipazioni, riflessioni e commenti sul nuovo film... e probabilmente anche gli altri tipi di media gli danno molto risalto... Ciò che mi perplime, come direbbe Guzzanti, è l'attenzione che in generale si presta alla già famosissima scena di "sesso" tra Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Se ne parla in modo esagerato, a mio avviso, come si fece in occasione del film Manuale d'amore 2; lì i protagonistì erano Monica Bellucci e Riccardo Scamarcio e troppi "intellettuali" sentirono l'esigenza di esprimersi in proposito.
E ci risiamo anche questa volta, probabilmente. E anche questa volta non ne capisco la ragione. Non è una novità nel cinema italiano, nè penso che si possa far leva su una scena di sesso per spingere il pubblico ad accorrere numeroso nelle sale. Il gossip fa sempre notizia ed il pettegolezzo diventa il pane quotidiano dell'informazione, come se senza di esso nessuno possa percepire il bisogno di leggere un giornale o una rivista o addirittura andare al cinema.
Ancora una volta un film di Moretti prima delle elezioni, ma questa volta Lui non dovrà temere l'influenza del potente girotondino sulle scelte politiche degli italiani, a meno che in molti non decidano di votare il partito democratico per rendere onore alle abilità sessuali del regista romano...

Caro Occidente smetti di salvare l'Africa

E' ancora accessibile online su Repubblica.it un interessante articolo di Uzodinma Iweala, "un intellettuale africano", oserei definirlo. Avevo letto con attenzione le sue parole e ne ero stato colpito fin da principio. Esprimeva un concetto semplice e ignorato da me fino ad allora: cosa vuol dire aiutare l'Africa e in che modo noi occidentali ci poniamo di fronte a questa attitudine ormai dilagante. Secondo Iweala sono molte le incongruenze e le ipocrisie più o meno evidenti nelle campagne di sensibilizzazione sulle diverse sciagure che investono il grande Continente e spesso occorre far chiarezza su alcuni aspetti. Almeno per sgombrare il campo dal pensiero che fare qualcosa per "salvare" l'Africa voglia dire sentirsi allo stesso tempo a posto con la propria coscienza... anche perchè c'è anche un'altra domanda da porsi: da cosa bisogna salvare l'Africa? Magari queste riflessioni possono assumere apparentemente gli aspetti del più classico dei mugugni, ma vale la pena fermarsi un attimo e spendere qualche energia per meditare su questo aspetto.

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L'ultima danza

  La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole...