giovedì 20 dicembre 2007

Celeste grazia mostri al tuo volgere in alto nel cielo notturno;
con apparente modestia,
domini
splendente
su ogni luce che proviene dall'alto e,
regina,
specchi il tuo candore nelle limpide acque della terra.
A te la mia gratitudine:
illumini il buio delle tenebre
e realizzi la bellezza
che sempre cerco.
Adoro osservare i miei difetti nella tua perfezione, l'indifferenza ti fa altissima!
Adoro perdere la vista, abbagliato dal calore che effondi, spazio nel vuoto, miele nel vino.
La tua esistenza
di per sè
mi basta
per continuare ogni giorno ad attendere l'attimo in cui a me volgerai la tua indifferenza...
e allora sarò l'oggetto del tuo distratto pensiero...
e allora il mio cuore potrà nutrirsi ancora della tua luce...
e allora la mia vita potrà esprimersi nel tempo e nello spazio,
perchè tu sarai con me.
Saremo,
insieme.

domenica 16 dicembre 2007

Eterni ritorni

Ci siamo quasi! Il Natale è alle porte e come da tradizione si avvicina il giorno della partenza, il ritorno a casa. Nei giorni che precedono la discesa verso il Sud si susseguono emozioni indescrivibili fra cui prevale nettamente l'impazienza. Il desiderio di rivedere la propria famiglia, ridare al riposo la sua sede naturale, incontrare nuovamente gli amici salutati in estate, immergersi nei profumi e nei sapori della tradizione: il cenone di Natale, quello di Capodanno, pranzi su pranzi, cene su cene... un delirio! E poi le grandi tavolate di giochi, con le carte, un bicchiere di vino, magari le pettole o le crespelle e il caminetto acceso a scaldare il tempo che passa inesorabilmente in fretta. Spero che i compagni di ronde stiano scaldando gli strumenti e schiarendo le voci perchè la mia voglia di musica popolare sta salendo vertiginosamente e già sento il ritmo della tammorra scorrere in me: le tarante si stanno per svegliare!


venerdì 14 dicembre 2007

Nathan il saggio

"Tu che sei così saggio, dimmi, una volta per tutte: qual è la fede? quale, per te, la legge più convincente di ogni altra? " "Sultano, io sono ebreo". "Ed io sono musulmano. E fra noi c'è il cristiano, ma di queste tre religioni una sola può esser vera, un uomo come te non resta immobile dove l'ha messo il caso della nascita o, se vi resta, lo fa a ragion veduta, per dei motivi, perchè ha scelto il meglio. Allora dì anche a me le tue ragioni, fammi conoscere i motivi sui quali io non ho avuto il tempo di riflettere. Rivelami, s'intende in confidenza, la scelta nata da quelle ragioni perchè io possa farla mia." "Prima di confidarmi interamente mi consenti, sultano, di narrarti una piccola storia?" "Perché no? Io ho sempre amato le storie! Avanti, su, racconta" "Molti anni or sono un uomo, in Oriente, possedeva un anello inestimabile, un caro dono. La sua pietra, un ovale dai cento bei riflessi colorati, aveva un potere segreto: rendere grato a Dio e agli uomini chiunque la portasse con fiducia. Egli lasciò l'anello al suo figlio più amato e lasciò scritto che a sua volta quel figlio lo lasciasse al suo figlio più amato. E che ogni volta il più amato dei figli diventasse, senza tener conto della nascita, ma soltanto per forza dell'anello, il capo ed il signore del casato. E l'anello, così, di figlio in figlio giunse alla fine ad un padre di tre figli: tutti e tre gli ubbidivano ugualmente ed egli, non poteva farne a meno, li amava tutti allo stesso modo. Così con affettuosa debolezza egli promise l'anello a tutti e tre. Andò avanti finche poté, ma vicino alla morte quel buon padre si trovò in imbarazzo: offendere due figli fiduciosi nella sua parola lo rattristava, che cosa doveva fare? Egli chiamò in segreto un gioielliere e gli ordinò due anelli in tutto uguali al suo. L'artista ci riuscì. Quando glieli diede nemmeno il padre fu in grado di distinguere l'anello vero. Felice, chiamò i figli uno per uno, impartì a tutti e tre la sua benedizione, a tutti e tre donò l'anello e morì. Quel che segue si capisce da sè. Morto il padre, ogni figlio si fece avanti con il suo anello, ogni figlio voleva essere il signore del casato, si litigò, si indagò, si accusò... invano. Impossibile trovare quale fosse l'anello vero, quasi come per noi trovare quale sia la vera fede. I figli si accusarono in giudizio e ciascuno giurò al giudice di aver ricevuto l'anello dalla mano del padre, ed era vero, e molto tempo prima la promessa dei privilegi concessi dall'anello, ed era vero anche questo. Il padre, ognuno se ne diceva certo, non poteva averlo ingannato. Prima di sospettare, diceva, di un padre tanto buono, non poteva che accusare dell'inganno i suoi fratelli, di cui pure era sempre stato pronto a pensare tutto il bene. E si diceva sicuro di scoprire i traditori e pronto a vendicarsi. E il giudice disse - Portate subito qui vostro padre, o vi scaccerò dal mio cospetto. Pensate che sia qui a risolvere enigmi o volete restare finchè l'anello vero parlerà? Ma aspettate... voi dite che l'anello vero ha il magico potere di rendere amati, grati a Dio e agli uomini... Sia questo a decidere! Gli anelli falsi non potranno. Su, ditemi: chi di voi è il più amato dagli altri due? Avanti... voi tacete? L'effetto degli anelli è solo riflessivo, non transitivo? Ciascuno di voi ama solo se stesso? Allora tutti e tre siete truffatori truffati. I vostri anelli sono falsi tutti e tre, probabilmente l'anello vero si perse e vostro padre ne fece fare tre per celarne la perdita e per sostituirlo. Se non volete - proseguì il giudice - il mio consiglio e non una sentenza, andatevene! Ma il mio consiglio è questo: accettate le cose come stanno. Ognuno ebbe l'anello da suo padre, ognuno sia sicuro che esso è autentico. Vostro padre, forse, non era più disposto a tollerare ancora in casa sua la tirannia di un solo anello e certo vi amò ugualmente tutti e tre. Non volle, infatti, umiliare due di voi per favorirne uno. Orsù! Sforzatevi di imitare il suo amore incorruttibile e senza pregiudizi. Ognuno faccia a gara per dimostrare alla luce del giorno la virtù della pietra nel suo anello. E aiuti la sua virtù con la dolcezza, con indomita pazienza e carità e con profonda devozione a Dio. Quando le virtù degli anelli appariranno nei nipoti, e nei nipoti dei nipoti, io li invito a tornare in tribunale, fra mille e mille anni. Sul mio seggio sederà un uomo più saggio di me e parlerà. Andate! - così disse quel giudice modesto.

da "Amara terra mia". Radiodervish 2006

giovedì 13 dicembre 2007

In fondo al buio della sera

Febbricito.
Brucerei.
La pelle percepisce il fuoco gelido dell'inverno. Trasmette ogni istante le mie paure alla coscienza che, sovrana, discerne il bene dal male. Beffarda. Ingenua. Davvero crede al bianco e al nero. Non conosco ciò che è detto bene e ciò che si dice male, ma la sofferenza, quella è essenziale. C'è. E la sento. E' così dolce il suono della sua voce, autentico. Il dolore non mente e quando si presenta ai propri piedi per chiedere asilo non si può fare altro che accoglierlo con vitalità. Quando non ci sarà più sofferenza alcuna, niente avrà più senso e i pensieri si dissolveranno nella polvere. Come le nubi d'estate e i raggi del sole al far della sera. Ho sempre accarezzato con disprezzo il senso di malessere, associandolo alla corsa da tutto ciò che lo generava. E ora che ne sei così lontano, davvero mi chiedo se un giorno potrò toccarti ancora. Fino ad allora rimarrò in balia dell'indifferenza, filtrando ogni gioia e ogni dolore con pedante e banale precisione

domenica 9 dicembre 2007

Eubiotica o Eu-tanasia?

Giuseppe Nardi
paraplegico da 15 anni, immobilizzato a letto in seguito ad un incidente stradale. Chiede la sospensione delle cure o in alternativa si offre come cavia per terapie sperimentali.

Fabio Ridolfi
immobile a letto dal febbraio 2004 in seguito ad una trombosi cerebrale. Non può muoversi nè parlare. Chiede di porre fine alle sue sofferenze.

Cristina Magrini
in coma da 26 anni in seguito ad incidente stradale. Il padre chiede che vengano interrotti i trattamenti sanitari.

Adolfo Baravaglio
da 18 anni inchiodato ad un letto in condizione di tetraplegia quasi completa. Ha da poco pubblicato un libro in cui racconta la sua voglia di morire.

Solo alcuni nomi tra i tanti di coloro che chiedono di dare ascolto alle proprie sofferenze. In fondo ciò che accomuna tutti i "pazienti" è l'esigenza di esprimere il proprio dolore, cercando nel medico l'uomo che possa percepire queste sorde grida di aiuto. L'accanimento terapeutico è un grosso male da combattere perché emblema di un'attitudine superomistica, simil-divina da parte di coloro che si interessano della medicina. Negli anni in cui si impara come è fatto il corpo umano, come funziona e come non funziona, spesso ci si dimentica di riflettere sulle motivazioni che ci inducono a scegliere questa strada; di conseguenza oggi il medico si presenta spesso come un dispensatore di eterna sanità, curatore del benessere psichio-fisico degli individui. Sono sempre più convinto che ciò non sia effettivamente possibile nè auspicabile ed è per questo che sostengo l'importanza di una trasvalutazione dei ruoli: non sarò mai capace di rendere eterna la vita degli uomini e non so se riuscirò ad alleviare effettivamente le sofferenze debellando "il male" dai corpi; nessun mago o alchimista a servizio della medicina! Auspico solo di poter costantemente conservare dentro di me e coltivare l'umiltà ed il rispetto per l'essere umano... è un esercizio arduo in un mondo in cui il successo e l'efficienza sono alla base delle nostre esperienze quotidiane, ma in questo campo non possono esistere eroi e miti.
Allungando la sofferenza di coloro che chiedono di morire non è possibile prestare fede al giuramento che pone il medico a servizio dell'ammalato.

sabato 1 dicembre 2007

Ritornerai come sempre accanto a me...

Una canzone che adoro recita:

"E strade e poi strade su strade arrivammo a Genova,
il mare a Novembre era freddo come i tuoi occhi blu...
Il vento piegava le dita ai pochi alberi
e ciò che sapevo io lo sapevi tu"

Sono i Timoria a cantarla e l'ascolto in genere sul treno delle 17 che al venerdì mi porta a Genova. Il mio appuntamento con l'incantevole cittadina ligure non si rinnova ogni settimana, i miei impegni non me lo permettono... Genova rappresenta per me un approdo, il rifugio dalle fatiche della settimana ed il ritorno a quella realtà che mi ha accolto per ben un anno, ormai un pò di tempo fa. Non potrò mai dimenicare il mio amore per questa città, è di quelli che non si scordano mai... di quelli che ancora creano scompiglio nei visceri, emozioni forti da respirare intensamente, perchè pervadono tutto il corpo. Potrei stare ore ed ore a parlare della mia bella Genova, ma non voglio condividere eccessivamente le emozioni che io e Lei ci scambiamo ad ogni incontro...
alcuni rapporti davvero non finiscono mai, resistono dentro di noi anche se viene a mancare una delle parti in causa e si nutrono di ogni piccolo gesto che ne ricordi l'essenza!


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L'ultima danza

  La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole...