"Tu che sei così saggio, dimmi, una volta per tutte: qual è la fede? quale, per te, la legge più convincente di ogni altra? " "Sultano, io sono ebreo". "Ed io sono musulmano. E fra noi c'è il cristiano, ma di queste tre religioni una sola può esser vera, un uomo come te non resta immobile dove l'ha messo il caso della nascita o, se vi resta, lo fa a ragion veduta, per dei motivi, perchè ha scelto il meglio.

Allora dì anche a me le tue ragioni, fammi conoscere i motivi sui quali io non ho avuto il tempo di riflettere. Rivelami, s'intende in confidenza, la scelta nata da quelle ragioni perchè io possa farla mia." "Prima di confidarmi interamente mi consenti, sultano, di narrarti una piccola storia?" "Perché no? Io ho sempre amato le storie! Avanti, su, racconta" "Molti anni or sono un uomo, in Oriente, possedeva un anello inestimabile, un caro dono. La sua pietra, un ovale dai cento bei riflessi colorati, aveva un potere segreto: rendere grato a Dio e agli uomini chiunque la portasse con fiducia. Egli lasciò l'anello al suo figlio più amato e lasciò scritto che a sua volta quel figlio lo lasciasse al suo figlio più amato. E che ogni volta il più amato dei figli diventasse,

senza tener conto della nascita, ma soltanto per forza dell'anello, il capo ed il signore del casato. E l'anello, così, di figlio in figlio giunse alla fine ad un padre di tre figli: tutti e tre gli ubbidivano ugualmente ed egli, non poteva farne a meno, li amava tutti allo stesso modo. Così con affettuosa debolezza egli promise l'anello a tutti e tre. Andò avanti finche poté, ma vicino alla morte quel buon padre si trovò in imbarazzo: offendere due figli fiduciosi nella sua parola lo rattristava, che cosa doveva fare? Egli chiamò in segreto un gioielliere e gli ordinò due anelli in tutto uguali al suo. L'artista ci riuscì. Quando glieli diede nemmeno il padre fu in grado di distinguere l'anello vero. Felice, chiamò i figli uno per uno, impartì a tutti e tre la sua benedizione, a tutti e tre donò l'anello e morì. Quel che segue si capisce da sè. Morto il padre, ogni figlio si fece avanti con il suo anello, ogni figlio voleva essere il signore del casato, si litigò, si indagò, si accusò... invano. Impossibile trovare quale fosse l'anello vero, quasi come per noi trovare quale sia la vera fede. I figli si accusarono in giudizio e ciascuno giurò al giudice di aver ricevuto l'anello dalla mano del padre, ed era vero, e molto tempo prima la promessa dei privilegi concessi dall'anello, ed era vero anche questo. Il padre, ognuno se ne diceva certo, non poteva averlo ingannato.

Prima di sospettare, diceva, di un padre tanto buono, non poteva che accusare dell'inganno i suoi fratelli, di cui pure era sempre stato pronto a pensare tutto il bene. E si diceva sicuro di scoprire i traditori e pronto a vendicarsi. E il giudice disse - Portate subito qui vostro padre, o vi scaccerò dal mio cospetto. Pensate che sia qui a risolvere enigmi o volete restare finchè l'anello vero parlerà? Ma aspettate... voi dite che l'anello vero ha il magico potere di rendere amati, grati a Dio e agli uomini... Sia questo a decidere! Gli anelli falsi non potranno. Su, ditemi: chi di voi è il più amato dagli altri due? Avanti... voi tacete? L'effetto degli anelli è solo riflessivo, non transitivo? Ciascuno di voi ama solo se stesso? Allora tutti e tre siete truffatori truffati. I vostri anelli sono falsi tutti e tre, probabilmente l'anello vero si perse e vostro padre ne fece fare tre per celarne la perdita e per sostituirlo. Se non volete - proseguì il giudice - il mio consiglio e non una sentenza, andatevene! Ma il mio consiglio è questo: accettate le cose come stanno. Ognuno ebbe l'anello da suo padre, ognuno sia sicuro che esso è autentico. Vostro padre, forse, non era più disposto a tollerare ancora in casa sua la tirannia di un solo anello e certo vi amò ugualmente tutti e tre. Non volle, infatti, umiliare due di voi per favorirne uno. Orsù! Sforzatevi di imitare il suo amore incorruttibile e senza pregiudizi. Ognuno faccia a gara per dimostrare alla luce del giorno la virtù della pietra nel suo anello. E aiuti la sua virtù con la dolcezza, con indomita pazienza e carità e con profonda devozione a Dio. Quando le virtù degli anelli appariranno nei nipoti, e nei nipoti dei nipoti, io li invito a tornare in tribunale, fra mille e mille anni. Sul mio seggio sederà un uomo più saggio di me e parlerà. Andate! - così disse quel giudice modesto.
da "Amara terra mia". Radiodervish 2006