mercoledì 24 ottobre 2007

Aforismi

“243. Il futuro del medico”

Non esiste oggi professione che consenta una così alta crescita come quella del medico; oggi la più alta formazione intellettuale di un medico non è raggiunta quando questi conosce i metodi migliori e più moderni, li sa applicare e sa trarre quelle rapide conclusioni dagli effetti alle cause per le quali van famosi i diagnostici: oltre a tutto questo, deve possedere un’arte del dire che si adatti ad ogni individuo e gli strappi il cuore dal petto, una virilità la cui sola vista fughi la pusillanimità, una duttilità da diplomatico per trattare con quelli che per guarire han bisogno di gioia e con quelli che per motivi di salute debbano recar gioia, la finezza di un agente di polizia e di un avvocato nel capire i segreti di un’anima senza tradirli – insomma, a un buon medico oggi son necessari tutti gli artifici e le prerogative professionali di tutte le altre professioni: così equipaggiato, è allora in grado di diventare un benefattore per l’intera società, accrescendo le opere buone, la gioia e la fecondità dell’animo, prevenendo i cattivi pensieri, i cattivi propositi, le furfanterie, stabilendo un’aristocrazia del corpo e dello spirito, troncando benevolmente tutte le cosiddette pene dell’anima e tutti i rimorsi: solo così da “uomo di medicina” si trasformerà in salvatore, senza però aver bisogno di compiere miracoli; e non avrà neppure bisogno di farsi crocifiggere.



da Umano troppo umano

F. NIETZSCHE






domenica 21 ottobre 2007

La mia risposta all'antipolitica

Non ho di certo "grilli" per la testa in questo momento dalla così labile situazione politica; ma una grossa certezza. Non ci sto al qualunquismo! Sono stufo di sentire le solite chiacchiere da salotto o da bar di periferia: a me non piace il modo in cui in Italia viene gestita attualmente la cosa pubblica e sono amareggiato per il grosso deficit di valori che investe questa società. Credo che alcuni politici si trovino nel posto sbagliato nel momento sbagliato quando siedono nelle aule parlamentari, ma l'alternativa a tutto ciò non può essere rimanere in poltrona.
Occorre un avvicinamento progressivo alla Politica, una partecipazione consapevole e matura, che proponga un nuovo approccio alla risoluzione dei problemi che affliggono l'Italia, sotterrando ogni eredità di clientelismo e di faziosità che derivi dal passato. Per questo motivo ho deciso di impegnarmi concretamente anche attraverso questo blog nella diffusione delle mie idee, con l'obiettivo di infondere entusiasmo e desiderio di partecipazione attiva. Non propongo soluzioni rivoluzionarie, ma solo una presa di coscienza:
"anche se voi vi sentite assolti, siete lo stesso coinvolti!"

venerdì 19 ottobre 2007

Emozioni teatrali della politica


Danilo Dolci: apostolo della nonviolenza.




Piero Calamandrei: uno dei padri
fondatori della Costituzione.





La storia

2 Febbraio 1956. Sciopero alla rovescia a Partinico.
Danilo Dolci è un antifascista, un filantropo, diffusore attraverso il suo pensiero e la sua "praxis" dei principi della nonviolenza, in nome di una lotta politica a sostegno delle categorie sociali più bisognose. Il due febbraio del '56 Dolci organizza insieme a centinaia di disoccupati uno sciopero inusuale; consiste nella riparazione di una vecchia strada di Partinico, resa impraticabile dall'incuria.
La manifestazione viene interrotta dalla polizia, alcuni uomini arrestati; a Danilo viene negata la libertà provvisoria perché giudicato «individuo con spiccata capacita a delinquere» e altri 4 sindacalisti vengono portati nel carcere Ucciardone, dove rimangono per ben due mesi.
Successivamente Danilo Dolci viene processato. A difenderlo il grande giurista Piero Calamandrei.
Al termine di un'arringa di grande valore e passione, il sociologo e poeta viene scarcerato: gli vengono riconosciuti "moventi di particolare valore morale".

"Questo non è un processo penale, signori giudici. Dov'è il reo, il delinquente, il criminale? In che cosa consiste il delitto, chi lo ha commesso? ... La nostra Costituzione è piena di grandi parole: "pari dignità", "Repubblica fondata sul lavoro", "esistenza libera e dignitosa". Grandi promesse a cui i derelitti si attaccano come naufraghi alla tavola di salvezza e che, una volta intese, non si possono ritirare ... Le leggi sono "persone vive", devono parlare alle nostre coscienze, le dobbiamo sentire come nostre. Questa è la maledizione secolare che grava sull'Italia: il popolo non è convinto che le leggi siano le sue leggi. Ha sempre sentito lo Stato come nemico. No, onorevole pubblico ministero, sulla panca degli imputati non c'è Danilo dolci, altre colpe, altre incurie, altri delitti siedono su questa panca. Questa non è la causa di Danilo o di Partinico, è la causa del nostro Paese da bonificare. Voi dovete aiutarci a difendere questa Costituzione che è costata tanto sangue e tanto dolore!"

domenica 14 ottobre 2007

Tanto per cambiare...


"Non so se devo temere l'arrivo dei corazzieri a difesa di Villa Arzilla, ma una cosa è certa: Giorgio Napolitano non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, per evidente faziosità istituzionale. E' indegno di una carica usurpata a maggioranza. Napolitano la smetta di soccorrere un governo moribondo a difesa di una signora talmente importante che anche quest'anno, come ha ricordato ieri il presidente Calderoli, costerà tre milioni di euro agli italiani. Nobel o no, i ricatti si chiamano ricatti e i voti dei senatori a vita restano politicamente immorali. Come diceva fino a poco tempo fa un signore che la memoria l'ha persa a poco più di 55 anni".
F. Storace.


P.S.
per chi non lo sapesse Napolitano non è l'usciere di un albergo, ma IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA e la signora RITA LEVI MONTALCINI, premio nobel per la medicina 1986.

giovedì 11 ottobre 2007

Vergogna Italiana capitolo II

Ho deciso: d'ora in poi dedicherò sempre un post alle dichiarazioni più aberranti rilasciate dai politici italiani. Lo faccio anche se ciò implicherà di fatto una diffusione delle amenità che alcuni sono in grado di partorire. Lo faccio soprattutto per cercare un contatto con quei cittadini italiani che hanno deciso di farsi rappresentare da questi individui, vorrei conoscere i loro nomi e sapere se in effetti si riconoscono nelle parole che i vari Storace & Co. usano di tanto in tanto.

Veniamo all'attualità.

Bene, oggi si parla di Gianfranco Miccichè, presidente dell'Assemblea regionale siciliana, iscritto nelle file di Forza Italia. "Aeroporto Falcone-Borsellino, che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell'aeroporto". Parole testuali, riportate fra virgolette, senza possibilità di interpretazioni scorrette o tendenziose o faziose. Non c'è nulla da interpretare! Quest'uomo ritiene negativo che un aeroporto abbia il nome di due magistrati che sono stati uccisi dallo stesso sistema di tipo mafioso che cercavano di abbattere. Francamente non mi interessa sapere quali siano le ragioni che lo hanno indotto a rilasciare una dichiarazione così infelice, che infanga il nome di due funzionari dello Stato di grande caratura morale, pronti a perdere la vita per un'idea: la Giustizia! Ed il sig. anzi e Gianfranco Miccichè si permette di dire che i nomi di Falcone e Borsellino trasmettono un immagine negativa.
Solo sdegno!
Non ho più niente da dire!

mercoledì 10 ottobre 2007

La vergogna italiana

Ancora attacchi ai senatori a vita nel Parlamento Italiano... più che attacchi sono offese gratuite che nascono dall'ignoranza morale che serpeggia fra molti politici di questo Stato. L'ultimo episodio: Francesco Storace si ripromette di consegnare delle stampelle a casa del premio nobel RITA LEVI MONTALCINI. Non una persona qualunque, che comunque ha una dignità in quanto uomo ( e non embrione di pollo!), ma la donna più brillante del panorama scientifico italiano, una che ha speso una vita per la medicina e per la scienza. Sono veramente allibito!! Questa è la vera antipolitica, quella più pericolosa, che prende forma proprio lì dove non dovrebbe essere all'apice della sua espressione. Ormai non c'è più differenza tra le dichiarazioni di Mosca nelle trasmissioni sportive e le parole che usano alcuni politici, adulati e corteggiati senza ritegno dalla stampa. E già, perchè io mi chiedo a questo punto anche se sia il caso di permettere che delle considerazioni inutili e offensive vengano amplificate in un momento in cui anche le cose pseudo serie che i politici dicono sdegnano ugualmente. E' giusto informare ed è giusto che gli italiani sappiano da chi sono rappresentati, ma il rischio è anche che non tutti si rendano conto della bestialità di questi atteggiamenti.

VERGOGNA STORACE !!! NON SEI DEGNO DI RAPPRESENTARE NESSUNO !

lunedì 8 ottobre 2007

L'isola di arturo

... riaffondare nei sogni in cui si trascorre la parte più intensa della vita è un'esperienza affascinante, che riesce bene nell'isola di Arturo. Qui riposano le paure ormai morte di un fanciullo adulto, le acerbe emozioni che sbocciano sull'albero della vita, improvvisamente. Con maestria e grazia, Elsa Morante conduce attraverso le caldi estate procidane di Arturo Gerace a quel mondo che un tempo tutti abbiamo abitato, prima di finire, sconsolati, nella realtà dell'impotenza, fatta di veglie e di sonni, in cui il sogno è una parentesi relegata a rari momenti. Capita allora di provare nuovamente emozioni ancestrali: il calore della mano materna adagiata sul viso, la venerazione per una figura paterna che dall'alto di uno splendido piedistallo indica la rotta per la somma virtù, il sapore del primo bacio, la paura e la rabbia per un sentimento non corrisposto, e poi ancora l'ardente desiderio di sfidare il mondo, la gelosia che cuoce il cuore, la curiosità che stimola il coraggio, l'odio puerile e tutto il resto...
La partenza di Arturo è la fine di un lungo viaggio, in cui si ha la possibilità di rivivere la propria vita dall'esterno, gustandosi tutte le essenza che sfuggono quando ne si è protagonisti. Ad ognuno tocca lasciare Procida, volgere verso la città, in cerca di nuove sfide; lì, sulla terra ferma del continente, è la guerra che attende! Cruda. Banale. Repentina nel ridurre tutto ad un semplice attimo, quello finale e letale.
Tanto attrae il desiderio di confrontarsi con ciò che si vede enorme, finché, quando vi si è prossimi, è la paura che assale il coraggio e restaura il ricordo di quel sogno, vissuto estati dopo estati senza fretta.

mercoledì 3 ottobre 2007

Sostiene Pereira...

“Sostiene Pereira che mentre si allontanava tra la folla aveva la sensazione che la sua età non gli pesasse più. Come se fosse tornato un ragazzo, agile e svelto con una gran voglia di vivere. E allora ripensò alla spiaggia della Grange e ad una fragile ragazza che gli aveva dato gli anni migliori della sua vita. E per ricordare tutto ciò ebbe voglia di fare un sogno, un sogno bellissimo ad occhi aperti, ma di questo sogno non vuole parlare Pereira, perchè lo avrebbe raccontato di persona a colui che vi ha narrato questa storia”

Perdersi nei pensieri del saggio Pereira, gustando ad una ad una le parole scritte con maestria da Antonio Tabucchi, è di certo un'esperienza unica se avviene proprio nella città in cui visse l'intellettuale portoghese. Un profondo e sentito ringraziamento al mio compagno di viaggi, il vecchio Giuse , cui va il grande merito di avermi introdotto a questo romanzo proprio nelle giornate trascorse a Lisbona. Neppure il grande Marcello Mastroianni riesce attraverso l'omonimo film a farmi rivivere le stesse emozioni che ho provato alla prima lettura del libro, per quanto un'analoga commozione mi pervada ascoltando le parole con cui si conclude la vicenda di Pereira. Ancora una volta il cinema mostra quali sono i limiti che pone all'immaginazione, che con la lettura può elevarsi fino al massimo della sua intensità!

In ricordo delle limonate stracolme di zucchero bevute nei caffè di Rua Augusta, perduti in un tempo lontano... quello in cui la libertà si conquistava lottando e perdendo anche la vita per renderle onore...
Grazie, Giuse!



lunedì 1 ottobre 2007

Israele & Palestina

Ho sempre considerato il problema Israelo-Palestinese molto delicato e complesso, al punto da provare una certa avversione per coloro che si dichiarano genericamente filo-israeliani o filo-palestinesi. Ritengo molto riduttivo rifugiarsi dietro slogan più o meno politici, alzare questa o quella bandiera, soprattutto se non si conosce a fondo la cultura di queste due grandiose popolazioni, la situazione geo-politica del Medioriente, gli eventi storici che hanno determinato il conflitto ideologico e politico. In passato di fronte alla domanda "Israele o Palestina?" non sono mai riuscito a prendere una posizione chiara e "partigiana" e dopo il tentativo di conoscere a fondo le dinamiche di uno scontro che prosegue da decenni sono arrivato alla conclusione che il vero problema è la domanda stessa. Mi sono avvicinato alla cultura araba progressivamente e con grande entusiasmo, lo stesso che mi pervade ora che sto iniziando a conoscere meglio la cultura israeliana. In realtà, ogni volta che si pone l'accento sulla dicotomia ISRAELE-PALESTINA si accentua anche il conflitto ideologico fra queste due civiltà, ogni volta che si sostiene la ragione degli uni contro quella degli altri non si fa che giustificare e incentivare l'inutile spargimento di sangue che si perpetua ormai da troppo tempo. Basta con i soliti simboli e le solite affermazioni propagandistiche un pò sinistrorse e un pò destrorse. Così si fa il gioco di coloro che traggono i più grandi benefici economici dalla tensione esistente in Medioriente, quelli che di certo non abitano le case distrutte dalle bombe a Gaza come a Tel Aviv.

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L'ultima danza

  La prima volta in cui ascoltai quella tua canzone, rimasi in silenzio, a lungo. Avevo la percezione che nelle tue parole...